In questo modo il Pd bloccò il gasdotto che doveva ridurre la dipendenza da Mosca

Economia e Politica

Galsi è l’acronimo che sta per Gasdotto Algeria Sardegna Italia. Un’idea nata nel 2001 per trasportare da una sponda all’altra del Mediterraneo dagli 8 ai 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno. L’obiettivo, già in tempi non sospetti, era quello di diversificare il più possibile la rosa dei fornitori in chiave strategica. Il progetto, che avrebbe dovuto collegare gli impianti algerini di Koudiet Draouche con Piombino, passando per Porto Botte e Olbia in Sardegna, aveva ricevuto il decreto di via da parte dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali nel 2011.

Nel 2012 anche la Sardegna esprime la propria intesa. Ma alla fine tutto si arena perché la Toscana, allora governata dalla giunta di sinistra di Enrico Rossi, finisce per non dare l’ok. L’oggetto del contendere furono le compensazioni per il territorio. Qualche mese fa l’assessore all’Ambiente di Eugenio Giani, Monia Monni, rispondendo ad un’interrogazione sul tema del consigliere leghista Marco Landi, portavoce dell’opposizione, lo ha ribadito. “A suo tempo erano state richieste, quali misure compensative per la realizzazione dell’opera, una condotta sottomarina per la metanizzazione dell’Isola d’Elba” e un accordo per “forniture ad un prezzo favorevole di gas per le aziende sulla costa”“La società Galsi non accettò”, ricorda Monni e “neanche proposte un credibile quadro di misure alternative”.

Così, dopo una serie di proroghe chieste dall’azienda che doveva realizzare l’infrastruttura, il progetto è naufragato, fino all’archiviazione definitiva del procedimento autorizzativo da parte del ministero della Transizione Ecologica nel marzo del 2021. Un epilogo che ha finito di fatto per avvantaggiare, negli anni, il colosso russo degli idrocarburi Gazprom sul mercato italiano. Non a caso, un anno fa l’economista algerino Abderrahmane Mebtoul, intervistato dall’Agenzia Nova, aveva parlato di una vera e propria “offensiva” del gruppo contro il progetto Galsi per mantenere le proprie quote di gas in Europa.

Ieri, la commissaria europea all’Energia, Kadri Simson, è tornata sull’argomento, spiegando come per la realizzazione del gasdotto fossero stati stanziati dall’Ue ben 120 milioni di euro. Nonostante nel 2013 avesse ottenuto anche lo status di Progetto di interesse comune, per la sua utilità nella diversificazione delle forniture, nel 2014, proprio per effetto delle mancate autorizzazioni della giunta di sinistra della Regione Toscana, la sovvenzione per il Galsi è stata revocata e i fondi sono tornati nel bilancio dell’Ue. L’eurodeputata toscana della Lega, Susanna Ceccardi, che ha presentato un’interrogazione sul caso alla Commissione Ue, parla di “occasione sprecata”. “Abbiamo la conferma, nero su bianco, che il progetto Galsi aveva tutto, in termini di finanziamenti e approvazione da parte dell’Ue per essere realizzato. Se ciò non è accaduto – commenta – è colpa delle scelte della Regione Toscana, guidata dal Pd”. “Letta non perde occasione per dare patenti di filo putinismo agli avversari, ma il governo che ci ha reso più dipendenti dal gas russo è stato proprio il suo”, attacca la leghista, con riferimento al fatto che la decisione di ritirare i finanziamenti europei per il Galsi sia maturata proprio nel periodo in cui il leader Dem era a Palazzo Chigi. “I soldi della Commissione – incalza – sono andati in fumo perché il Pd, che amministrava la Toscana, non ha dato le necessarie autorizzazioni, contribuendo a mettere a repentaglio la nostra sicurezza energetica. Oggi per Piombino ci ritroviamo a parlare di rigassificatore, un progetto necessario, certo, ma sicuramente più costoso e impattante di un gasdotto che avrebbe trasportato direttamente e a prezzi più vantaggiosi la materia prima”. (Il Giornale)

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