Su via Rizzoli a che gioco gioca il Comune?

Milano

A volte nasce spontaneo il sospetto che il comune di Milano un po’ si diverta alle spalle dei cittadini. I quali non si stanno, però, divertendo affatto. Un passo indietro. La settimana scorsa all’esterno delle case popolari 73-87 di via Rizzoli si è accampata una carovana di Rom. Si ipotizza che potessero essere, o quanto meno essere correlati a, quelli che solitamente bivaccano davanti alla Moschea di Cascina Gobba. Il problema, naturalmente, è che se non ci si muove subito determinati gruppi etnici tendono a interpretare il silenzio come un benvenuto. Così i cittadini di queste case popolari, che di certo non sono noti per la voglia di arrendersi, si sono immediatamente mossi con decisione e, grazie al pronto e risolutivo intervento delle forze dell’ordine, la carovana, dopo un paio di giorni di escursione, è ripartita.

Tutto qui, vi domanderete voi? Ma manco per sogno. Perché ieri qualcuno, ragionevolmente il Comune, ma siamo pronti ad accettare smentite, ha deciso di installare il bagno chimico che vedete in foto, nel parchetto. Ora, dobbiamo capirci: in molti hanno sperato che si trattasse, finalmente, dei tanto agognati lavori. Magari addirittura per la caldaia, che costa un occhio della testa e non funziona nemmeno bene. Ma non pare che MM, il gestore delle case, non abbia nulla in programma. I lavori sono fermi da mesi e fermi rimarranno per il prossimo futuro. Dopotutto Sala era troppo occupato a parlare di ambiente, al festival Verde e Blu, per fare qualcosa di concreto, tipo sostituire una caldaia vecchia di quarant’anni.

Restano due ipotesi, che rimbalzano tra le pareti di questi palazzoni. La prima è la nota e consueta efficienza, quando si parla di periferie: il Comune, saputo dei Rom, è prontamente intervenuto per rendere la situazione meno pesante. E ci è riuscito solo cinque giorni DOPO che l’emergenza si era risolta da sola. Ci può stare eh, non si può mica pretendere che le periferie siano trattate come una città del primo mondo, dopotutto.

La seconda ipotesi è molto peggiore. Ovvero che il Comune voglia, almeno questo è quello che qualcuno pensa, lo spostamento. Magari i Rom qui, nelle imperscrutabili valutazioni Sala e compagni, starebbero meglio che davanti alla Moschea (che, lo vorrei precisare, è un presidio di civiltà e con questa storia sono tutti certi nulla c’entri). E lo sta facendo capire in maniera sottile, ma inequivocabile. Insomma, si starebbe creando in laboratorio un’altra via Quarti, senza stavolta la possibilità di scaricare la cosa su Aler e Regione Lombardia.

La terza ipotesi, naturalmente, è che quel bagno sia finito là per un imprevedibile errore o per una qualche ragione che, come sempre d’altronde, nessuno ha ritenuto di spiegare. Il che sarebbe forse peggio. Siamo come sempre alle solite: il Comune non ha inquilini, ma sudditi, il cui principale diritto è tacere. Speriamo che, qualsiasi sia la ragione di quel bagno chimico, si possa almeno aprire un dialogo. Perché, così, è davvero difficile andare avanti.

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