MM è all’altezza dei giovani di Milano?

Milano

Franco Vassallo è spesso nostro ospite, in tema di case popolari. Ma non tutti sanno che ha una lunga carriera in MM (lato acque), che è culminata anche nell’essere diventato, suo malgrado, giurisprudenza in tema demansionamenti. Oggi raccogliamo una sua riflessione sul tema della Pubblica Amministrazione nel terzo millennio:

“Pochi giorni fa sentivo alla radio che sempre meno giovani sognano il posto fisso nella PA. Non ho la presunzione di parlare per tutti i milioni di (ex) colleghi, ma credo possa aiutare a comprendere la situazione una riflessione su ciò che io ho visto. Oggi la Pubblica Amministrazione cerca figure di alto livello: laureati e diplomati specializzati, tecnici e futuri dirigenti. Queste categorie, che nel privato rischierebbero precariato e povertà lavorativa, purtuttavia non ambiscono a far parte della pubblica amministrazione. Come mai?

Io non credo sia colpa dei giovani. Io credo che ci sia un vuoto tremendo all’interno delle mura dorate della dirigenza. Ci sono moltissimi generali e pochi ufficiali. I vertici non valorizzano la base e così, chi entra con grandi bagagli di competenze, non le può utilizzare, finendo per perderle. Quando si parla di deficit di produttività si intende precisamente questo: non si stimola la creatività, ma solo la cieca obbedienza alle regole. Anche quelle più assurde.

È il trionfo della carta per la carta. E i vertici intermedi riflettono perfettamente questa selezione perversa: non si investe sulle persone, ma si resta a venerare il cadavere putrefatto della Norma-come-è-scritta. E questo uccide l’entusiasmo, non incentiva la competenza ed è repellente per il talento. Dopotutto Milano guarda all’Europa. Un ingegnere, formato nel migliore Politecnico d’Italia, naturalmente portato allo studio delle lingue non è che se non prende il posto in MM si dispera. Espatria.

E dopo aver sentito le storie dell’orrore che si raccontano e che io stesso ho vissuto, come si può dargli torto? Per carità, dargli torto è obiettivamente doveroso, perché non ci possiamo arrendere, ma farlo è davvero complicato. Ecco, MM se vuole ritrovare attrattiva deve lavorare proprio sui quadri. Renderli dinamici, slegati da logiche spartitorie di potere e sempre più orientati alla competizione. Il posto fisso non attira più come una volta, è giusto che anche le nostre partecipate ne prendano atto, se vogliono mantenere il livello di eccellenza cui siamo abituati”.

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