Amarcord “Il nostro lattaio” –

Milano Vecchia Milano

Negli anni ’50 fino a 10 anni ho abitato in Via Francesco Tamagno, una parallela di Corso Buenos Aires, zona Piazza Lima. La mia Via era priva di negozi alimentari. La strada di lato era la Via Domenico Scarlatti, quella invece era piena di negozi, uno attaccato all’altro. Iniziava dalla parte del Corso Buenos Aires con il Fruttivendolo, l’Urtulan. Poi proseguiva con la Latteria, seguiva il Macellaio, poi el Cervelé, il negozio del salumiere era a due luci, dopo c’era la Drogheria, il Panettiere, e un negozio di Vini detto Trani, perché oltre a vendere il vino sfuso c’erano alcuni tavolini dove gli uomini si sedevano a bere o a giocare a carte. Ed infine chiudeva la serie di negozi il Ciabattino. Del Lattaio, el sciur Luigi, detto Luisin ho un ricordo particolare. Innanzitutto perché dopo la fine della scuola, sua nipote Anita veniva dai nonni per tutta l’estate, i suoi genitori lavoravano. Rimaneva fino a metà settembre e rientrava a casa sua, che era fuori Milano, in tempo per l’inizio della scuola. El sciur Luisin era basso di statura. Aveva una massa di capelli grigi che teneva molto corti. Di corporatura magra un po’ gobbino. però aveva una forza nelle braccia che portava due casse in ferro, i contenitori delle bottiglie di latte, sia da litro che da mezzo, a domicilio. Noi bambini restavamo incollati alla sua vetrina per ammirare con l’acquolina in bocca davanti a tanti dolciumi che esponeva. Tutti rigorosamente in ciotole di vetro: scarpette di liquirizia, golia quelle avvolte nella carta tipica, caramelle Valda, le fragoline di zucchero, la ciotola piena di bastoncini di liquirizia di legno e di quella normale. Le stringhe lunghe e quelle arrotolate. Poi c’era un vassoio rettangolare con sopra una mattonella di cioccolato che si tagliava a fette, sia al gianduia che variegato e si pagavano a seconda del peso. Un altro vassoio con dei dolci morbidi a forma di pesca, erano due mezze incollate al centro da un velo di marmellata e sopra lo zucchero. Poi c’erano anche le bustine di farina di castagne che se non stavi attenta ti potevi strozzare. Nell’interno aveva una piccola ghiacciaia dove teneva i ghiaccioli. I gusti erano: menta, limone, tamarindo e orzata. Oltre al latte vendeva i formaggi, la pasta, il riso e biscotti vari. Non esistevano sacchetti di patatin , pop corn e merende di altro genere. La merenda ce la preparava la mamma, solito pane burro e zucchero.

El sciur Luisin tutte le mattine alle 7 in punto portava il latte a domicilio. Appena aprivano le portinerie lui era già pronto. Lasciava una cassa all’entrata e portava davanti alla porta di ogni cliente il latte ordinato. Aveva un elenco e ogni i giorni, con sole, pioggia, vento o neve, puntuale serviva tutti. Quante volte l’ho visto sempre più gobbo che faticava, ma quando lo incontravi ti salutava col sorriso. La loro nipotina Anita giocava con me e le mie amiche. Un altro ricordo indelebile che mi è rimasto nel cuore, è quando il giorno che tutti noi bambini della via, abbiamo fatto la Prima Comunione, el Luisin ci ha portato a domicilio un fiore bianco a ciascuno: una Calla. E’ stato il primo fiore che ho ricevuto e mi ha veramente commossa!

Dell’Urtulan ricordo che d’estate se andavo io a fare la spesa mi regalava sempre una coppia di ciliegie da appendere all’orecchio. El Macelàr avvolgeva la fettina di carne prima in una carta oleata e poi nella carta gialla spessa. Mia mamma a volte, quando avevamo la tosse, la usava ungendola e ce la metteva sul petto. A me piaceva moltissimo andare dal Prestiné, in quel negozio c’era un profumo di pane che prima che arrivavo a casa avevo già mangiato uno o due michette. Mia mamma ormai lo sapeva e me ne faceva prendere sempre due in più. Con la scusa che ero magrissima non mi sgridava. Nella vetrina del Prestiné c’erano le tortine di Pan de mein, le cremonese: tutte buonissime! Quante cosa buone apprezzavamo da bambini. Ma purtroppo non potevamo averle tutti i giorni. Quando la mamma mi dava due o tre Lire ero felice di correre in Latteria per scegliere qualche caramella.

Ciao Sciur Luisin, quando ho cambiato casa mi hai salutato con un abbraccio e avevi gli occhi lucidi. Io sono scappata subito perché mi veniva da piangere!

di Rosanna Bandirali (Milano per sempre)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.