L’acciaieria quasi rasa al suolo: la distruzione di Azovstal vista dall’alto

Esteri

La prima immagine satellitare mostra una panoramica dall’alto dell’acciaieria Azovstal di Mariupol. La seconda è leggermente più ravvicinata e consente di capire meglio che cosa è successo all’esterno dell’edificio. La terza e ultima foto, infine, raffigura una struttura a metà strada tra il marrone e il nero, completamente dilaniata e carbonizzata dai bombardamenti russi.

Il commento a caldo che possiamo fare analizzando queste nuove istantanee satellitari raccolte dall’azienda statunitense Maxar Technologies e pubblicate dalla Cnn è tanto brutale quanto semplice: quasi tutti gli edifici della tentacolare acciaieria Azovstal, l’ultima roccaforte ucraina a Mariupol, sono stati distrutti. Scendendo nei dettagli, si vedono grandi buchi nei tetti, altri tetti crollati e parti di edificio ridotti letteralmente in macerie. Insomma, ci troviamo di fronte a chiari segnali che mostrerebbero ripetuti attacchi militari sferrati dai russi all’acciaeria.

Distruzione e cenere

La devastazione dell’acciaieria è lampante. Molti degli edifici residenziali e governativi situati ad est dell’impianto sono stati completamente fatti a pezzi. La Cnn ha scritto che non è chiaro se, assieme all’esterno dell’edificio, siano state distrutte anche le strutture sotterranee dove si stanno rifugiando soldati e civili ucraini.

Ieri Sviatoslav Palamar, uno dei comandante del reggimento Azov che si nasconde nell’impianto siderurgico ha raccontato che Azovstal è stata intensamente bombardata da artiglieria, navi e attacchi aerei.

“Ci sono cantine e bunker che non possiamo raggiungere perché sono sotto le macerie. Non sappiamo se le persone lì sono vive o no. Ci sono bambini dai quattro mesi ai 16 anni. E ci sono altre persone intrappolate in posti che non si possono raggiungere”, ha dichiarato nel corso di un racconto drammatico.

Corsa contro il tempo

A proposito degli ucraini asserragliati all’interno di Azovstal, la situazione nella “pancia” dell’edificio è descritta da più fonti come drammatica. Il comandante della 36ma brigata marina ucraina Serhiy Volyna ha lanciato un appello al presidente turco Recep Tayyp Erdogan affinché applichi per loro la procedura di “estradizione” portandoli direttamente in Turchia.

Il comandante ha aggiunto che nelle ultime ore “i combattimenti” non si sarebbero “mai fermati”. Dal canto suo il negoziatore ucraino e consigliere del presidente Zelensky, Mikhailo Podoliak, ha accusato Mosca di aver “respinto tutte le proposte per aiutare a salvare la popolazione di Mariupol dai bombardamenti”. Il sindaco della stessa Mariupol, Vadym Boichenkoha, ha fatto sapere che nella struttura ospedaliera improvvisata nel cuore di Azovstal ci sarebbero al momento oltre 600 persone rimaste ferite. Le loro condizioni sarebbero pessime.

A causa del suddetto attacco russo che ha colpito l’ospedale, l’acciaieria non può più contare sull’equipaggiamento medico essenziale. In più “è rimasta molto poca acqua e molto poco cibo”, ha raccontato, ancora, Volyna alla Cnn. “Tutto l’equipaggiamento operatorio, tutto quello che serve per interventi chirurgici è stato distrutto. Non possiamo curare i nostri feriti, specialmente quelli con ferite da schegge e con ferite da proiettile”, ha spiegato. Volyna, che ha detto di essere in contatto diretto con il presidente ucraino Zelensky, ha concluso così il suo intervento: “Non so dirle con certezza quanto a lungo possiamo resistere. Tutto dipende dai movimenti del nemico e anche dalla fortuna. Abbiamo tutti grandi aspettative sul fatto che verremo evacuati”.

(Federico Giuliani– InsideOver)

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