25 Aprile, l’ucraina Tetyana Bandelyuk: “La storia ci riporta al 1941 quando Hitler bombardò Kiev.”

Esteri

“Il conflitto in Ucraina va avanti da otto lunghi anni, con i riflettori del mondo occidentale spenti”. Così Tetyana Bandelyuk, cittadina ucraina che da anni vive a Milano, dal palco di piazza Duomo, un’altra testimonianza della comunità ucraina ieri alla manifestazione del 25 aprile. “Dopo la caduta dell’Unione Sovietica con un referendum abbiamo scelto di tornare alle nostre origini, alla nostra lingua e cultura, a una consapevolezza nazionale. Abbiamo scelto la strada europea e i valori della democrazia. Questo non è mai stato accettato dalla Russia, da 22 anni sotto il regime autoritario di Putin”, ha continuato. “Quando nel 2013 il presidente Yanukovych ha fermato il percorso di avvicinamento all’Europa il popolo è sceso pacificamente nelle piazze ucraine. C’è stata la rivoluzione della dignità, il popolo ha subito repressioni ma non si è arreso. Nel 2014, la Russia, approfittando della crisi di governo, ha annesso la Crimea e ha appoggiato le minoranze separatiste in Dombass. L’Ucraina si è difesa dall’aggressione ma non è riuscita a liberarsi dall’occupazione russa. Lo scorso 24 febbraio l’Ucraina è stata attaccata, senza dichiarazioni di guerra. La storia ci riporta al 22 giugno 1941 quando Hitler bombardò Kiev. Ci siamo svegliati in un incubo”. “La mia famiglia, i miei amici sono in Ucraina. I miei genitori, classe 1943, nati in piena guerra, infanzia negata, sopravvissuti a pericoli e stenti, 80 anni dopo, invece di una vecchiaia serena sono costretti a rivivere quel dramma”, ha raccontato Bandelyuk. “Mio papà, nato in tempi di guerra, mi ha detto che non pensava di dover anche morire in tempi di guerra. Da 61 giorni di conflitto io e i miei genitori ci salutiamo al telefono come se fosse l’ultima volta. Siamo consapevoli che può essere così. Mia madre non ha mai pianto al telefono. Magari solo dopo aver riagganciato, come me: è un tacito accordo. I miei genitori si sono rifiutati di abbandonare la loro casa. Anzi, sono pronti ad accogliere le persone che una casa non ce l’hanno più”. Bandelyuk ha sottolineato “l’assurdo della guerra moderna”: “Abbiamo scaricato un’app che avvisa dell’allarme controaereo ed è in arrivo un’altra app che avvisa se ti avvicini a luoghi probabilmente minati. ‘Guerra’ e ‘moderna’ sono due parole ossimoro nella stessa frase. La guerra si associa al dolore, al sangue, alla violenza, all’orrore, ad istinti oscuri che credevamo appartenessero al Medioevo. La società moderna non dovrebbe mai ricorrere alla guerra come soluzione dei contrasti. Spero e prego che tutto ciò finisca e ci si avvii ad una pace duratura”, ha ribadito fermamente. “La guerra va fermata ma non con una resa incondizionata del popolo ucraino. Il messaggio di questa piazza è chiaro. Non ci resta che resistere più uniti che mai. La libertà e la possibilità di autodeterminazione vanno difesi in tutti i modi. È un dovere morale che sentiamo verso noi stessi e le future generazioni. I sei milioni di profughi sono uniti dal desiderio di tornare a casa propria appena sarà possibile. Moltissimi ragazzi scelgono di studiare a distanza fermamente convinti di poter tornare nel loro Paese da persone libere. Ringraziamo tutte le persone che qui in Italia e a Milano hanno aperto il loro cuore e le loro case, ospitando gli ucraini. Gloria all’Ucraina!”, ha concluso. (mianews)

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