Imprese preoccupate per inflazione e crisi in Ucraina. Quali saranno le conseguenze?

Economia e Politica

L’inflazione e la crisi in Ucraina stanno suscitando preoccupazione tra gli imprenditori italiani. Emerge dall’ultima Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita, pubblicata da Banca d’Italia il 7 aprile scorso e condotta  tra il 23 febbraio e il 16 marzo 2022 presso le imprese italiane dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti. Lo studio rileva un peggioramento delle attese delle aziende sulla situazione economica e l’inflazione italiane.

Le aspettative di inflazione delle imprese italiane

Lo studio di Bankitalia rileva un netto peggioramento delle aspettative delle aziende riguardo la situazione economica e l’inflazione tra 12 mesi, riflettendo gli effetti della guerra in Ucraina. La buona notizia è che le valutazioni sono meno negative rispetto a quelle prevalenti durante la prima ondata della pandemia da coronavirus. Che ora suscita meno preoccupazioni tra gli imprenditori.

Ad ogni modo, i loro giudizi sulla situazione economica sono nettamente peggiorati: basti pensare che quasi 9 imprese su 10 attribuiscono una probabilità inferiore al 25% a un miglioramento della situazione economica generale nei prossimi tre mesi (8 su 10 nel secondo trimestre del 2020) e per circa metà degli intervistati questa probabilità è nulla.

Oltre che sull’economia italiana, il 42,3% delle imprese sono pessimiste anche sulle loro condizioni operative, zavorrate dall’incertezza geopolitica, dalle tensioni commerciali e dai rincari del costo dell’energia.
Su quest’ultimo fronte, la quota di imprese colpite dai rincari dei prezzi dell’energia, che già nella scorsa rilevazione si attestava intorno al 70%, è salita all’86%, con picchi del 90,7% nell’industria, dell’81,5% nei servizi e dell’87,9% nelle costruzioni.

In tema di inflazione, le attese delle aziende hanno raggiunto livelli storicamente elevati e restano ampiamente superiori al 2% su tutti gli orizzonti temporali: le attese a 12 mesi sono pari al 4,6%, quelle tra 3 e 5 anni al 3,8%.

Parallelamente, nel primo trimestre 2022 si è attenuato l’impulso della domanda, che aveva sostenuto l’attività economica l’anno scorso. Non va meglio l’export: il saldo dei giudizi sulla domanda estera è rimasto positivo ma si è circa dimezzato rispetto alla precedente rilevazione: dal 34,7% al 16,9%.

Quali conseguenze per le imprese?

prezzi praticati dalle imprese hanno accelerato nell’ultimo anno in tutti i settori, con un incremento medio del 6,2%. nell’industria, dell’1,7% nei servizi e del 3,3% nelle costruzioni. Secondo Banca d’Italia la corsa dei prezzi proseguirà con intensità crescente nei prossimi 12 mesi, a causa dell’andamento dei prezzi delle materie prime, del costo degli input intermedi e delle aspettative di inflazione. In particolare, Palazzo Koch prevede un aumento dei prezzi del 5,4% per l’industria, del 4,9% per le costruzioni e del 2,5% per i servizi.

Sul fronte degli investimenti, le condizioni sono giudicate meno favorevoli da oltre metà delle imprese: il saldo tra giudizi positivi e negativi è sceso marcatamente in tutti i settori. Ciò porterà a un’espansione della spesa per investimenti fissi, ma inferiore rispetto alla rilevazione precedente. Salgono dal 15% al 17,6% le imprese che tireranno i cordoni delle borsa e ridurranno gli investimenti, mentre scendono del 6,1% le aziende che ritengono più che sufficiente la loro liquidità.

Per il mercato del lavoro per ora non dovrebbero esserci conseguenze, dato che le aspettative aziendali sui livelli occupazionali sono positive per tutti i settori.

Valentina Magri (WSI)

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