Ucraina, donne coraggiose e combattenti. Boldrini non vota invio armi.

Esteri

Piangeva un’anziana durante un reportage da Kiev, il viso rassegnato, abiti informi, occhi dritti quasi di sfida “Putin ci prenderà per fame, alla fine…come ha fatto Stalin..”. I bombardamenti sui centri commerciali, la paura di un razionamento dei viveri, la strage di civili…tutto previsto per quella donna, ma non una parola sulla volontà di arrendersi. Anche nel dolore c’è dignità.

Donne in Ucraina con gli attributi, con il coraggio combattente degli uomini, con la sfida in ogni momento per difendere un diritto di libertà, costi quello che  deve costare.

E c’è la più famosa cecchina ucraina, Julia, la cui esperienza in guerra  dura ormai da un mese. Molti, numerosi ma impauriti sono i soldati russi “Si mettono in colonna, con i tank e la logistica. Una coda lunga chilometri. Se li attacchi da terra mentre sono in formazione sei morto. Quando invece passano all’attacco, allora si dividono in unità più piccole e a quel punto sono più aggredibili. A volte funziona. Fanno pena, poveretti. Vengono da

Giulia Jasmine Schiff

lontano, sono tutti meravigliati delle nostre belle strade, belle case. Qualcuno credeva di doverci venire a salvare, altri non sapevano neanche di dover venire qui. Ci toccherà dare la cittadinanza a tutti loro. In Russia non possono di certo tornare” (in una intervista del Corriere) Umanità, ma determinatezza.

Giulia Jasmine Schiff, italiana, è l’unica donna delle formazioni militari volontarie, legionaria, a combattere contro i russi. Ha  23 anni ed è partita in gran segreto, zaino in spalla, verso l’Ucraina. Oggi milita nell'”International Legion of Territorial Defense of Ukraine“, unità militare creata da Zelenskyy che ha riunito migliaia di volontari contro l’invasione russa. E’ partita “perché sono nata per questo, per aiutare i nostri fratelli ucraini e per evitare che la guerra giunga fino a noi. Sono controcorrente: mentre tanti fuggono io mi dirigo verso le zone dei combattimenti”.

Alla Boldrini, grande difensora, si fa per dire, dei diritti umani, non interessa il diritto alla libertà degli Ucraini. Forse sono figli di un Dio minore, forse l’ideologia pacifista con i suoi distinguo si addice a chi non ha gli attributi per schierarsi con un popolo che deve avere i mezzi per difendersi, forse perché Nato e Russia per lei pari sono, ma non ha votato l’invio delle armi dall’Italia in Ucraina. Auspica la via diplomatica, ma chi non desidera una soluzione mediata? Per ora la difesa della democrazia è d’obbligo.

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