Sì “Custodiscimi” per far crescere le piante date “in affido”, ma chi “custodisce” le persone?

Milano

Al Pd la comunicazione si fa con una invocazione accattivante, intenzionalmente empatica, che in modo subdolo diventa un imperativo categorico. Un verbo che sinteticamente ha il proposito di suggerirti che cosa devi fare, se vuoi essere una persona privilegiata. Si iniziò con quel “Chiamami ancora Milano” e poi con il diktat “Forestami”, ad ora un mezzo flop, ed ora la novità delle novità “Custodiscimi” che ricorda tanto un canto religioso. Fatto salvo che dopo la mancata manutenzione dell’esistente e lo sradicamento di alberi in tutta la città, c’è la necessità di pensare a un rinforzo delle aree verdi, questa nuova iniziativa, mi sembra semplicistica e inopportuna in questo tempo complesso e difficile. Perché con il vorticoso susseguirsi di avvenimenti, il letargo con cui lavora il Comune sulle emergenze, con la crisi che si ripropone in molte famiglie, non pianifica un “Custodiscimi” per le persone, ma per le piante.

Scrive il Comune “Cittadine e cittadini del Comune di Milano e dei comuni della Città metropolitana che decideranno di partecipare a “Custodiscimi” avranno la possibilità di “prendere in affido” una piantina forestale delle 2mila messe a disposizione e, una volta cresciuta, il prossimo autunno sarà piantata, insieme ad altre piante forestali, per accrescere il capitale naturale e raggiungere i tre milioni di alberi entro il 2030.

“Un’iniziativa che ci permette di raggiungere un duplice obiettivo – spiega l’assessora Grandi –. Il primo: promuovere una nuova cultura dell’ambiente sensibilizzando cittadine e cittadini a prendersi cura del verde pubblico, contribuendo attraverso un piccolo gesto privato a implementare un bene pubblico indispensabile per la città, rendendo così possibile centrare il traguardo dei tre milioni di alberi piantati entro il 2030. Il secondo obiettivo è quello di coinvolgere direttamente i nove municipi affinché identifichino i quartieri e le aree dove mettere a dimora le mille piante prese in affido. Una scelta che testimonia l’indirizzo dell’Amministrazione di scegliere il proprio futuro e le proprie azioni in maniera sempre più partecipata e condivisa, ascoltando le richieste e le aspettative delle persone”.

Anche questo è ambientalismo in cui si danno priorità elitarie, quando la città brucia.

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