La comunità russa di Milano dice no allo zar e scende in piazza contro la guerra

Milano

Abbiamo parlato con alcuni esponenti della “Comunità dei russi liberi”, un’associazione civica critica nei confronti del Cremlino, che ha manifestato la sua contrarietà all’invasione dell’Ucraina. In città risiedono 2mila russi, ora spesso vittime di odio generalizzato

Tante voci ma una sola visione. «Noi condanniamo fermamente l’aggressione di Putin, la riteniamo una disgrazia anche per gli stessi russi», spiega a Linkiesta Ekaterina, una delle personalità più influenti della “Comunità dei russi liberi” di Milano, associazione che raccoglie tante persone molto critiche nei confronti dell’inquilino del Cremlino e del suo sistema di potere.

Non sono i soli: la guerra in Ucraina ha ulteriormente inasprito le idee di tanti moscoviti e pietroburghesi, che hanno visto la loro vita in Italia diventare ancora più difficile. «Noi facciamo cucina sia ucraina che russa, ma a tanti questo non è piaciuto: la sola dicitura che rimandasse al Paese di Putin ci ha procurato tantissimi insulti sia telefonici che sui social, così abbiamo dovuto toglierla dai nostri canali», spiega a Linkiesta Olga, nata in Bielorussia da padre moscovita e madre di Donetsk e titolare del ristorante Veranda, in zona Piazza Cinque giornate. La vicenda ha ripercussioni anche su centri culturali che rappresentano la storia di Milano, come l’Associazione Italia-Russia presente a Lampugnano: «Siamo annichiliti di fronte a quanto sta succedendo in Ucraina: stiamo seriamente pensando di chiudere il nostro centro, dopo oltre 75 anni di onorato servizio, per ragioni di “lutto civile”», racconta Anna L., una delle responsabili.

Le proteste e le sanzioni
La condanna è unanime ma, per quanti vivono in Italia, c’è anche tanta preoccupazione per i familiari ancora in Russia. «Preferisco non rivelarti la mia identità, la mia famiglia è ancora a Perm e temo per loro», sostiene Anna I., nome di fantasia utilizzato per timore di essere etichettata dalla Russia come terrorista e non poter ottenere la cittadinanza italiana, nonostante abiti nel nostro Paese da 7 anni e da 10 in Europa.

Le sue idee sulla guerra sono chiare. «Noi chiedevamo da subito sanzioni mirate contro gli oligarchi e il presidente Putin, siamo anche scesi in piazza a metà febbraio, quando ancora nessuno credeva fosse possibile la guerra in Ucraina. Colpire in maniera indiscriminata l’economia russa fa male anche alla povera gente che soffre: secondo voi come possiamo aiutare le nostre famiglie se Visa e Mastercard rifiutano le transazioni di tutti i cittadini russi? Così diventa tutto più difficile: purtroppo non bastano le parole di sostegno alle proteste di Ursula von der Leyen, se poi l’Europa ci lascia da soli», afferma con rabbia.

Davanti a un tavolino di piazza Castello lei, Ekaterina e Maria, tutte appartenenti alla “Comunità dei russi liberi”, mostrano le proteste in corso a Mosca e San Pietroburgo, dove i manifestanti, inclusa la celebre ottantenne Yelena Osipova, sopravvissuta all’assedio nazista di Leningrado, protestano contro la guerra in Ucraina. «Sono gente coraggiosa, sono eroi perché nonostante le ultime leggi repressive varate da Putin sono comunque scesi in piazza a protestare», spiega Ekaterina, che ha studiato teatro e cinematografia a Mosca prima di venire in Italia nel 2009, dove oggi svolge il ruolo di guida turistica. «Prima avevo anche gruppi ucraini, adesso non so se vorranno più una guida russa», sostiene quasi con un po’ di imbarazzo. Per tutti c’è una comune consapevolezza.

«Sappiamo bene che per molti anni la Russia verrà vista con dispregio, ma quello che ci interessa è far passare l’idea che il nostro Paese non è Putin: c’era prima di lui, c’è adesso con lui e ci sarà anche dopo di lui, in un modo o nell’altro», sostengono con sicurezza tutte e tre. Una storia molto vicina a quella di Olga (nome di fantasia), una delle dipendenti russe dell’Associazione Italia-Russia di Lampugnano. «Ho ancora molti amici nel mio Paese: sono giornalisti e persone che si occupano di informazione e cultura e la metà di questi ormai è emigrata a Berlino, Praga o in Lettonia. Dal 2008 le ondate di repressione del governo ha portato molta gente a trasferirsi. Gli ultimi sono partiti lo scorso fine settimana e, non essendoci voli per l’Europa, hanno dovuto fare ponte con le destinazioni ancora disponibili, come Istambul e Dubai. Una cosa assurda». Per Olga, che ha ancora la propria famiglia a Mosca, non c’è distanza che tenga: «Per me la guerra è come se fosse qui».

I russi a Milano: una presenza radicata sul territorio
Eppure, al di là della guerra, il filo diretto tra Milano e Mosca è presente sin da tempi non sospetti. Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2021, sono circa 2mila i russi presenti a Milano e il giro d’affari tra la Lombardia e la Russia è stimato intorno ai 3 miliardi di euro, di cui la metà per la sola Milano (dati Confcommercio). La guerra mette però tutto in discussione, sia le persone che l’economia.

«Noi siamo aperti dal 1946 e ad oggi abbiamo 100 iscritti: insegniamo lingua e letteratura russa agli italiani e ai russi l’italiano», racconta Anna L., mentre illustra una delle ultime attività svolte dall’Associazione Italia-Russia, un seminario dal titolo “Dostoevskij: la febbre del gioco” organizzato a dicembre 2021, quando la guerra sembrava ancora lontana e il bando dell’autore di “Delitto e castigo”, poi ritirato, semplicemente impensabile. All’interno della biblioteca del centro, rimesso a nuovo dalla Città metropolitana di Milano, sono presenti tantissimi documenti, riviste e fotografie del periodo sovietico tra gli anni 50 e 80 per studenti e ricercatori. «Quello che ci teniamo soprattutto a ribadire è che il nostro centro è totalmente indipendente dal consolato, siamo una libera associazione che ha molto risentito delle chiusure legate al Covid e soffre per questa situazione», ribadisce Anna. I rubli di Mosca, così come il consolato, sono sempre rimasti lontani da qui, e in questo caso anche un po’ di più. «I nostri rapporti con Via Aquilino, dove ci sono gli uffici russi, sono rimasti sempre cordiali ma non abbiamo mai avuto alcun legame economico».

Il futuro
Per molti il presente è incerto e il futuro ancora indecifrabile. Le pagine dei giornali hanno raccontato negli ultimi giorni le storie di tanti russi con le carte bloccate nei negozi di Milano; l’allontanamento del maestro Valerij Abisalovič Gergiev, cacciato dalla Filarmonica della Scala per la mancata abiura della guerra russo ucraina, e addirittura la scelta di fermarsi della soprano Anna Netrebko, attesa al Piermarini per il ruolo di Adriana Lecouvreur. «La nostra intenzione è di continuare a vivere in pace con gli altri, anche se sappiamo che sarà difficile: per fortuna tanti miei amici mi hanno chiamato per sapere come stessi, dopo una guerra che ha sconvolto tutti quanti», racconta Anna I.. La speranza è quella di poter continuare soprattutto a mantenere i contatti con i propri cari.

«Oggi quasi tutto internet è bloccato e perciò possiamo comunicare solo tramite i pochi canali disponibili, come Viber, Whatsapp e in parte Skype, a meno che non si usi un VPN diverso, ma non tutti sanno come usarlo», racconta Maria. La storia rischia di mutare in brevissimo tempo, visto che si racconta di un probabile passaggio della Russia a una sorta di rete intranet interna, più facilmente controllabile dal governo. Sarebbe il segnale definitivo per molti ragazzi che, viste anche le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia, sceglierebbero senza alcun dubbio la via della fuga. «Io avevo le mie studentesse di ceco che volevano scappare a Praga, ma a causa del blocco dei pagamenti non sono più riuscite, spero possano andare via presto», racconta sempre Anna I..

«Vista la situazione presente in Russia, con un’economia destinata a tornare al 1990, forse sarebbe meglio che tutti quelli che vogliono avere un futuro migliore vadano via. Lì ci sono i miei nipoti, spero mi raggiungano presto qui in Italia», racconta Svetlana, da 15 anni in Italia e un lavoro come cameriera al Beluga, ristorante russo presente sempre in piazza Cinque Giornate, che sponsorizza tra i suoi piatti principali la cotoletta di Kiev. Un segno dei tempi, anche per chi si trova suo malgrado dalla parte sbagliata della Storia.

Linkiesta

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