Solitamente la regione Lazio presenta un bilancio che la Sezione regionale di controllo per il Lazio della Corte dei Conti non accetta. Abitualmente la giunta regionale cerca di applicare tutte le modifiche richieste dai giudici amministrativi, per ricevere via libera alle indicazioni coatte. Ordinariamente, dunque l’assemblea eletta approva un bilancio, la magistratura lo cassa; la giunta lo emenda sotto dettatura. È già un bilancio non approvato dagli eletti, ma da autorità burocratiche. Quest’anno per l’esercizio 2020, è stato respinto anche il dettato perché lo studente zingaro ha modificato a posteriori alcuni partite e prospetti di bilancio, convogliando il tutto nell’impugnazione presso un altro livello, a sezioni riunite, della Corte dei conti. Il ricorso però è stato respinto e si è tornati alla ricusazione precedente. Ciò che gli eletti hanno approvato è carta straccia, modificata tre volte, da un primo livello giuridico, da un secondo di giunta, da un terzo diverso giuridico che rimanda agli scappellotti del primo.
Il riflesso del governatore Zingaretti è pavloviano, noi in 8 anni abbiamo seguito in maniera pedissequa quello che la Corte indicava… la Corte per 8 anni, ha sempre parificato il bilancio compreso quello in discussione. Ora, quello che avviene da 8 anni si è ripetuto ma in peggio. Stavolta è arrivata la bocciatura, giudizio pesante ed inappellabile nelle parole politiche, dall’opposizione, della Colosimo. Nella sostanza un diktat dei magistrati che eliminano quello che era il programma dei pentastellati, passati dall’opposizione all’alleanza con il Pd. Scomparirà la riduzione Irpef, vanto del governo nazionale, per due milioni di famiglie. Come un gruppo politico, i magistrati chiosano, le entrate delle tasse sono tutte impegnate per la riduzione del disavanzo; non si può ridurle ancora a meno di non peggiorare ancora sanità, trasporti, aiuti ai più deboli ed alle imprese operanti. Un giudizio politico, peggiore di uno amministrativo; con il quale non si può non concordare. Alla notizia del respingimento di bilancio i piddini, però, insorgono, il 21 settembre 2021 la Corte ha parificato, e non bocciato, il bilancio della Regione Lazio; certo, ed ora ha ribadito, nel rifiuto del ricorso, il taglio di bilancio.
I piddini sono fatti così, abilissimi nel gioco di parole; non si preoccupano delle umiliazioni, Le loro donne cinguettano dei motivi per cui nel partito comandano solo mezzo maschi. Passano mesi a dichiarare vitali i diritti Lgbt e l’antifascismo; fallito l’obiettivo, glissano come il bel Gagà. Tacciono sul piano rifiuti per Roma del Gualtieri, conclamato, dimenticato e ripreso in dichiarazioni che non sfiorano il falso, lo sono. Il cugino sindaco piddino non teme di cassare gli introiti del commercio straniero, negli ultimi anni esploso, proprio per gli orari superprolungati; né teme l’aumento di furti e spaccio che ne deriverà. Appena eletto, al primo mandato,il governatore zingaro si accorse di non avere maggioranza in assemblea; senza problemi ricorse all’improbabile sostegno di destri, accusati in campagna elettorale di altrettanto improbabile nazifascismorazzismo. Da segretario Pd tuonò il suo odio per i 5s, mentre Renzi lo portava all’alleanza con loro per l’anello al naso; dopodiché si trovò a reggere l’alleanza anche a livello regionale. Defenestrato da segretario, ha ancora la faccia tosta di pontificare senza neanche il coraggio di un altro umiliato come Bersani che almeno abbandonò i colleghi che lo spernacchiavano.
Sul bilancio la faccia tosta ha colori bronzei pieni. Per l’esercizio 2017 la regione era in debito di quasi 9 miliardi, per quello 2018 di quasi 8. Eppure, nel 2019 lo Zingaro aveva saltato dalla gioia per l’attivo di bilancio raggiunto dopo 12 anni, conseguito con il trucco contabile di non calcolare il disavanzo consolidato, di somme da accantonare e vincolate in un apposito Fondo. Il capolavoro di convincere tutti che Sanità e dunque regione fossero risanati, con l’esposizione debitoria di 9 miliardi di anticipazioni di liquidità (ed un totale di quasi 23 miliardi), non è un miracolo. È un regalo dei media, che passano sotto silenzio ogni dramma zingaresco. Viene turlupinato, o peggio, per milioni in mascherine fasulle? Tutti zitti. Massacra per anni l’occupazione dei non garantiti sanitari per passare dal debito di 8 miliardi del 2012 ai 3,51? Tutti zitti. Non paga i fornitori? Tutti zitti. Ora però la prospettiva delle cause di lavoro e contrattuali che verranno tutte perse, come la restituzione trentennale delle anticipazioni bancarie, impone un accantonamento fondo rischi enorme, da 500milioni. I media, come bufali, sono pronti ad assecondare le trionfali bufale future del governatore.
La bocciatura di bilancio è materia scottante delle prossime elezioni del 2023; sul bilancio, dopo lo scandalo dei fondi consiliari, cadde il centrodestra cui non venne né viene risparmiato nulla. Montino che utilizzava quei fondi senza controllo come il destro Batman ora fa il sindaco di Fiumicino e trova decine di migliaia di euro nella cuccia del cane; senza una polemica. La gente capisce il senso delle intimidazioni. Come il marchese del Grillo, ci sono quelli che possono tutto e quelli che non possono niente. Lo zingaro ha finora governato come i liberali antipopolari della tassa sul macinato senza neanche raggiungere il pareggio. In una città e regione dove economia e lavoro si deprimono per assenza di opportunità e partenza delle imprese, morte del turismo, ereditarietà delle posizioni, degrado dell’habitat, prevalenza di rentier e pubblico impiego, dove anche gli eletti inseguono solo il loro emolumento, il partito del potere è pronto a qualunque politica pur di vincere. Anzi attende suggerimenti da ogni dove. Fallito sovietico, fallito politico, fallito amministratore, il burocrate Cicciobello sorride, contento di andare avanti così. Ed al voto, scatenerà la solita campagna contro il pericolo fascista, sostenuta da media visibilmente preoccupati all’uopo.

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca. Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021.