Piazza Duomo fallimento della accoglienza senza integrazione

Fabrizio c'è Milano

Della pacca sul sedere alla giornalista Greta Beccaglia si è parlato per giorni, mentre la violenza bestiale su nove  ragazze avvenuta la notte di capodanno viene derubricata a cronaca nera di Milano. Come mai? Sala chiede scusa dopo un bel po’ di giorni, frasi di rito dal PD  ma nessuna analisi su quanto è successo e quali contromisure prendere.

Le indagini, per fortuna avviate con grande energia, puntano contro un gruppi di immigrati nordafricani: sia giovani passati dai centri di accoglienza, sia immigrati di seconda generazione. E’ emersa la brutalità e la vigliaccheria della violenza di gruppo nei confronti di 9 ragazze e anche nei confronti di amici che sono intervenuti a difenderle. Non è stato un episodio solo ma parecchi e in più aree della Piazza e dintorni, in momenti diversi. Non c’è stata una regia di qualche organizzazione, ma una comune bestiale mentalità. Palese la analogia con quanto accadde a Colonia nel 2016.

Il fatto che i primi due fermati siano uno residente a Milano e l’altro a Torino non sposta di un millimetro il problema come invece cerca di fare il Sindaco nelle sue dichiarazioni. Non siamo di fronte a comportamenti frutto di cultura patriarcale come affermano esponenti PD,  ma a chiarissime forme di disprezzo per la donna e per la civiltà occidentale che ne sancisce pari dignità, e conseguente libertà di movimento, abbigliamento e autodeterminazione.  In secondo luogo questi atteggiamenti denotano una sensazione di impunità, poiché sono stati effettuati in contesti affollati  ma dove questi “ branchi “ sono stati spesso protagonisti di altri comportamenti illeciti (risse, aggressioni e spaccio ad esempio in Piazza Mercanti ) senza averne dovuto scontare alcuna conseguenza.

Allora la domanda che bisogna porsi è questa: perché dei giovani che vivono in una società aperta, alcuni dei quali sono stati allievi di scuole italiane, che vestono e seguono mode (ad esempio musicali) di tutti i loro coetanei, pensano di potersi divertire come se fossero nell’Afganistan dei talebani?

Siamo di fronte a una gigantesca  contraddizione: coloro che teorizzano una accoglienza senza limiti, pur governando Milano da 10 anni, non hanno messo in campo nulla per integrare chi proviene magari da una famiglia di origine islamica nella società aperta, accogliente e libera di Milano.  Anche Milano, come Parigi o Bruxelles,  ha un problema con le seconde generazioni di immigrati. E’ inutile nascondere sotto il tappeto questi episodi, questa è la realtà.

Nei grandi quartieri popolari delle periferie milanesi le uniche realtà che fanno qualcosa per gli adolescenti sono le società sportive e gli oratori delle parrocchie. Poi c’è il deserto urbano nonostante un Comune con un bilancio sterminato e una grande tradizione di servizi sociali. E se questo è un problema purtroppo  per tutti gli adolescenti, al di là della etnia, figuriamoci per coloro che sono sbarcati senza famiglia o per coloro che un tragico approccio “multiculturale” rende preda di radicalismi e fanatismi religiosi presenti nelle comunità islamiche.

Di fronte a questa miscela esplosiva, che tutti i giorni vediamo tramutarsi in spaccio, in baby gang, in quartieri e scuole etniche, il Comune ha saputo partorire solo il topolino di Beppe Sala che riceve i rapper di San Siro. Una risposta sbagliata a un  messaggio sbagliato. Forse le persone a cui chiedere suggerimenti  sono coloro che hanno saputo  integrarsi nella cultura del lavoro e del rispetto della legalità.

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