Basta con il femminismo da salotto e le parole di circostanza: il “modello” Milano aperta è fallito

Milano

Questa è l’ora dei calzini rosa, caro Sala, non è l’ora del silenzio o delle frasi di circostanza. Sul tuo Instagram che fa tanto spot, partecipazione nelle tue intenzioni, vorrei vedere quella poltrona capitonné rigorosamente rossa e la tua faccia almeno dispiaciuta se non trovi un’espressione preoccupata. E la piazza San Babila straripante di donne al seguito di una Boldrini con la sciarpa rosa al grido “Mai più le vili aggressioni di Capodanno”. Ma le parole alle donne della sinistra escono da una gola rossa di appartenenza solo per stigmatizzare linguaggi ritenuti maschilisti grammaticalmente, una crociata sul nulla.

Ma non voglio rivangare un discorso femminista, le battaglie per la parità delle persone: quel branco o meglio i branchi che hanno assalito 9 donne nella notte di Capodanno, con la supponenza della forza, la risata della superiorità numerica, il disprezzo per le vittime mi ha offeso come donna, ha annientato la mia vocazione alla libertà di movimento, mi ha confermato che la sicurezza, in questa Milano delle parole e dell’inerzia, non c’è.

Toni Capuozzo a Quarta Repubblica ha raccontato “È una tradizione con delle sue tecniche. Succede che nel gruppo si dividono i compiti. C’è un gruppetto che isola le ragazze, un gruppo che fa cerchio per evitare che qualcuno le difenda; e c’è un gruppo che fa finta di stare dalla parte delle vittime”. Questo tipo di aggressioni, prosegue  Capuozzo, “sono avvenute più volte anche al Cairo. Succede anche in India dove c’è una larga maggioranza musulmana”. Insomma, conclude l’inviato Mediaset, “ci troviamo di fronte a un fatto nuovo: questo non è uno stupro fuori dalla discoteca: qui parliamo di violenza perpetrata in un luogo pubblico in presenza di molte persone. Il che rende ancora più difficile l’intervento delle forze dell’ordine“. Una strategia dunque che non può essere solo osservata, un rituale per ribadire l’inferiorità della donna.

Il PD e Majorino in testa “Ma l’emergenza è anche culturale e in questo senso le dinamiche del ‘branco’ richiedono un approccio educativo, fattore che richiede tempi e risorse adeguate ma che non può più essere differito”. Si parla evidentemente di integrazione, ma dove, ma quando è stata fatta? O Majorino ha pensato che con un pranzo al Parco Sempione miracolosamente la cosiddetta integrazione multiculturale avvenisse? L’integrazione e l’educazione si identificano nell’abbandono e nella tolleranza dell’abusivismo in tutti i sensi? E quanti soldi ha speso il Comune senza realizzarne neppure la parvenza? Lo sguardo che non vede, che permette l’ingrossarsi della quantità di immigrati che sbarcano a Milano facilita l’idea che appunto Milano sia una città da conquistare e forse sovvertire con le loro leggi.

Le Forze dell’Ordine continuano il loro difficile lavoro: perquisizioni a carico di diciotto giovani, tutti fra i 15 e i 21 anni sia stranieri sia italiani di origini nordafricane, sospettati di essere stati a vario titolo coinvolti nelle violenze e molestie a sfondo sessuale.

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