Intervista esclusiva al Console Libico a Milano di Khaled Awamleh, giornalista giordano

Esteri

La Libia riparte. La visita dei Ministri degli esteri di Italia, Francia e Germania nelle scorse settimane a Tripoli ha segnato una svolta nella relazioni con un Paese dilaniato dal caso fino a pochi mesi fa.

L’Unione europea è sembrata compatta sul punto, archiviando i contrasti che erano emersi in precedenza sul futuro della Libia.

Il governo libico di transizione ha ora un grande compito: completare l’unificazione e la reintegrazione delle istituzioni libiche in conformità con la road map annunciata in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari previste per il prossimo dicembre.

Per capire meglio cosa accadrà ora  abbiamo intervistato in esclusiva il console libico a Milano Salem Abdulsalam Jamum


Gentile Console, qual è la situazione in Libia?

Il clima è molto positivo grazie al governo unificato. Sono rientrati i contrasti fra le tribù libiche.

Come sono i rapporti con i Paesi stranieri extra UE?

Abbiamo buoni rapporti con Turchia e Russia. Con Ankara abbiamo fatto recentemente anche un accordo sulla delimitazione dei confini marittimi.

E dal punto di vista militare?

La Turchia  sosteneva il governo di “riconciliazione” riconosciuto a livello internazionale. Adesso il  sostegno è al il governo di unità nazionale. Il governo russo, invece, non è  presente in Libia. Si segnala solo la presenza di mercenari russi, ma la questione è nota a tutti .

Può dirci come sta andando l’economia?

La situazione economica in Libia si è in crisi, anche se il Paese è un grande produttore di petrolio. Però c’è ottimismo: la Libia può tornare a crescere se le intenzioni  della comunità internazionale le daranno fiducia.

Da dove partire?

Lo sviluppo in Libia dovrebbe iniziare dal capitale umano, tenendo i giovani lontani dalle  armi ed indirizzandoli verso centri di ricerca scientifica e formazione professionale.

 

Per le infrastrutture?

La  ricostruzione è importantissima. Confidiamo molto nella comunità internazionale.

Tema scottante: gli immigrati che partono dai porti libici verso l’Italia. Esiste una soluzione per arginare il fenomeno?

Sebbene alcuni politici europei abbiano puntato il dito contro il governo libico per la sua “indolenza” in questo particolare tema, va ricordato che la questione dell’immigrazione è un argomento che la Libia da sola non può affrontare. La Libia ha una superficie di circa 2 milioni di chilometri quadrati e il deserto libico è vasto e ha bisogno di grandi risorse per essere controllato. Non è vero, comunque, che siamo inerti.

Che rotta fanno i migranti?

 La maggior parte dei migranti entra nel deserto, in particolare dal porto di Al-Tom dal sud della Libia, che dista circa 15 chilometri dalla base francese nel nord del Niger.  E’ un fatto noto  e va tenuto in considerazione.

In Libia si sente ancora la presenza degli italiani?

A  Tripoli ci sono molti edifici storici che furono costruiti dagli italiani durante diversi periodi storici.  Vogliamo preservarli dalla speculazione, effettuando interventi di manutenzione approfonditi. Mi sento di dire che il rapporto Libia-Italia è un rapporto con secoli di  storia, e le città antiche lo testimoniano.

E nel campo imprenditoriale?

Esistono agevolazioni per imprenditori e aziende italiane che decidono di operare in Libia. Anche negli investimenti e nelle infrastrutture e in tutti i campi finanziari ed economici.
L’ Eni, aggiungo,  è l’unica azienda italiana che ha sempre continua a lavorare nel campo del gas in Libia.  Gli italiani sono i benvenuti.

Vuole aggiungere qualcosa?

 Gli investimenti e le loro prospettive sono promettenti. Ma ciò rimane legato alla stabilità politica in Libia. Vogliamo diventare la porta dell’Europa per la cooperazione, gli investimenti e per sostenere e approfondire la stabilità politica in Nord Africa .

Khaled Awamleh

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