Andrea Cangini “Il noto dilemma del prigioniero applicato al governo Draghi”

Politica

Negli anni Cinquanta, il “dilemma del prigioniero” messo a punto dal matematico Albert Tucker obbligò la politica e l’economia a fare i conti col principio di razionalità. Due persone vengono arrestate per il medesimo reato; reclusi in celle separate, a ciascuno di loro sono prospettate le seguenti possibilità: se solo uno dei due collabora, evita la pena e l’altro sconta 7 anni di carcere; se entrambi si accusano, scontano 6 anni di carcere ciascuno; se nessuno dei due cerca di salvarsi a scapito dell’altro, dopo appena un anno verranno rilasciati entrambi. Non potendo parlarsi, e perciò ignorando le rispettive intenzioni, la scelta più razionale è quella di resistere alla tentazione di massimizzare il proprio vantaggio a scapito dell’altro e attendere pazientemente che l’anno di reclusione si concluda.

Ci sono situazioni in cui nessuno si salva da solo. Il governo Draghi, ad esempio. Un governo nato per salvare l’Italia, sottraendola alla duplice morsa pandemica e recessiva. Una missione letteralmente vitale, possibile solo in presenza di una straordinaria compattezza dei partiti di maggioranza. Bisognerebbe, dunque, accantonare l’interesse di bottega a vantaggio dell’interesse nazionale, ripiegare i vessilli di partito a vantaggio del Tricolore. Non tutti i “prigionieri”, però, l’hanno capito. Razionalità poca, emotività molta. Fioccano infatti i distinguo, le provocazioni indentitarie, le drammatizzazioni fini a sé stesse.

Ha cominciato Enrico Letta, agitando davanti agli occhi di Lega e Forza Italia il drappo rosso dello ius soli. È pensabile che una maggioranza così eterogenea faccia quella riforma della cittadinanza che non riuscì al solo centrosinistra? Certo che no. Sarebbe come pensare vi siano le condizioni per varare quella riforma radicale della Giustizia che non riuscì al solo centrodestra. Magari, ma non è questo il momento. È evidente. Così come è evidente che non saranno le minacce di alcuni miei amici di partito ad impedire alla ministra Dadone di liberalizzare le droghe leggere. Non ci proverà neanche, è ovvio. Come ovvio è anche il fatto che l’approccio di lotta e di governo del buon Matteo Salvini serve solo a sfregiare l’immagine dell’esecutivo di cui pure la Lega fa parte e a fare di Draghi il premier delle sinistre. Conviene? Direi di no.

I panni sporchi ci sono, ma lavarli in famiglia sarebbe meglio. E meglio ancora sarebbe evitare di schizzare di fango il lenzuolo appena stirato del governo. Siamo tutti nella stessa prigione, ne usciremo insieme tra poco più di un anno o non ne usciremo affatto.

Post di Andrea Cangini senatore di Forza Italia

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