Il ministero dice no alle scuole ghetto, il Comune invece è sordo

Milano

Questione di sensibilità. E di cultura. E, se posso dirlo senza essere ridicola, di amore. Una questione che fa a pugni anche con tanti proclami del sindaco Sala. Il ministero dice no alle scuole ghetto, non il Comune. Dal governo il dispositivo a non isolare i bambini disabili, ma a Milano non cambia ancora nulla. Eppure il Governo è chiaro “«Al fine di rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti allo stessa sezione o gruppo classe, con i quali gli studenti Bes (acronimo di Bisogni educativi speciali) possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola». E quindi l’inserimento di altri compagni “: la scelta dei compagni deve avvenire «secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la rotazione in un tempo definito». Ricorda il dispositivo ministeriale. Ma lo dice anche il buon senso, l’attenzione al problema per quella finalità di inclusione che realizza socialità, equilibrio, soprattutto tra bambini con fragilità. Purtroppo “inclusione” per l’amministrazione milanese ha una valenza unidirezionale di accoglienza indiscriminata per dire che Milano è aperta e include qualsiasi ospite immigrato o rom arrivi. In questo caso dove è necessario includere, fare sentire un disabile in un ambiente abituale, senza traumi di isolamento, non si predispone alcuna misura elo si condanna a un ghetto. Quando si dice mancanza di partecipazione umana. E le mamme della scuola materna di Corso XXII Marzo protestano.

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