Un nuovo modo di fare centri donna

Milano

Di cosa hanno più bisogno le donne, dopo la pandemia? La domanda è importante e riguarda molteplici aspetti. I dati degli omicidi del 2020 vedono una riduzione di quelli maschili, mentre gli omicidi di donne restano sostanzialmente invariati. Questo ci porta a domandarci se non stiamo sbagliando qualcosa anche nella gestione complessiva del fenomeno. Ecco perché, nel Municipio 9, l’assessore al sociale Deborah Giovanati, ha deciso di rompere i vecchi schemi con il bando per il centro donna:

“Nel CAM, il Centro Aggregativo Multifunzionale, del mio Municipio quando mi sono insediata c’era una occupazione ormai “storica”. Una volta risolta la questione, si è creata l’esigenza di lavorare in team col Comune per poter restituire quello spazio ai cittadini. E, come succede spesso, quando la realtà ci sfida nascono le idee migliori. Come assessore la sociale sentivo l’esigenza di dare risposta alle numerose famiglie che, perso il reddito del marito in famiglia, decidevano di ripartire dalla moglie. Moglie che, peraltro, era già sotto pressione nel gestire gli elementi più delicati della famiglia: bambini, anziani e disabili. Non un obbligo, certo, ma le statistiche dicono questo. Nel contempo il Comune voleva fortemente un Centro Donna. E così abbiamo deciso di procedere assieme”.

L’idea, quindi, diventa creare un Centro Donna fortemente orientato sulla possibilità di inserimento lavorativo della donna. Non un centro di collocamento, ma un centro di consulenza che possa rispondere alle peculiarità della condizione femminile. L’idea è promuovere emancipazione ed indipendenza attraverso il lavoro e l’autonomia economica.

“Troppo spesso alla donna si pensa solo quando vittima. Ma la donna è molte cose e attraversa molte stagioni. Il ruolo di vittima è tragico e va combattuto, ma non si deve escludere il resto. Una donna che entri o rientri nel mondo del lavoro è una donna che investe su se stessa. Certo sarebbe bello che tutte avesse la possibilità di scegliere di essere madri a tempo pieno, ma visto lo scarso livello di investimento dello Stato in questo inestimabile capitale umano, si fa quel che si può. Iniziando, appunto, dalle situazioni che in periferia rischiano di relegare nella marginalità intere famiglie. Non è un caso che questo centro nascerà proprio in mezzo alle case popolari. È un segnale forte: nessuno verrà lasciato indietro”.

È, poi, un segnale forte: le crisi non si risolvono con l’assistenzialismo, ma con l’autonomia.

“Esattamente, le donne assistono, non hanno bisogno di essere assistite. Hanno bisogno di essere ascoltate, consigliate e indirizzate. Ma poi ce la fanno perfettamente da sole. È questo il messaggio da far passare: facciamo già molto, ora la comunità deve supportarci. Il Bando per partecipare alla creazione del CMD del Municipio 9 Punto Viola è pubblicato sul sito del Municipio 9 e scadrà l’ 8 marzo 2021, in occasione della festa delle donne.”.

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