Come ci si sente, Conte, a perdere il lavoro? 110.000 i lavoratori appesi al cappio della tua indifferenza

Politica

“Qualora Conte sapeva di perdere il lavoro da premier, forse non accettava di fare il Capo del Governo” per dirla in puro stile Di Maio, consecutio temporum compresa. Ma è successo e il prestigio, l’esaltazione di essere primo tra mediocri commedianti, stanno per ora seduti a sghignazzare sul tavolo di Mattarella. Invano ha implorato con un nodo in gola “Aiutateci. Aiutateci” Invano ha promesso mari, monti, colline e laghi a chiunque. Lui, liberale, sovranista, progressista, socialista. Ma perché tanta indifferenza per un demiurgo doc, un cervello con pochette, uno che sa traghettare un governo con plurimi DPCM letti con maestria a reti pubbliche unificate? E mentre sale la disperazione personale per l’oltraggio al suo orgoglio ferito.

“Le crisi vere sono oltre un centinaio e riguardano 110.000 lavoratori”, osserva La Verità “e il Paese è dilaniato da vertenze che si trascinano da anni. Mercatone Uno, Whirpool, Ilva, Embraco, Alitalia sono solo alcuni dei casi ancora aperti. C’è la crisi di governo e, nel frattempo, ci sono le crisi reali. Covid a parte. Al 31 di gennaio scadranno presso il Mise (ministero per lo Sviluppo economico) due tavoli di trattativa importanti: uno riguarda l’azienda Embraco che si occupa  di compressori e l’altra è la Jindal che opera nel settore della plastica. Migliaia di lavoratori e di famiglie che sono nell’incertezza ormai da anni. Il 70% dei tavoli presso questo ministero si trascinano per almeno sette o otto anni. Ci sono 105 tavoli aperti che riguardano oltre 110.000 lavoratori”

Come vivono, che fanno questi lavoratori in attesa di un governo che sappia governare e non pavoneggiarsi a Villa Pamphili o, raramente, in Parlamento?  “Qualora sapevano che i giallorossi se ne fregano così tanto della loro situazione, avrebbero fatto la rivoluzione” (sempre parafrasando il “parlato” di Di Maio)

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