Un Natale da lockdown, senza Oh Bej Oh Bej, ma con mille luci

Milano

Chissà che cosa avrebbe detto Sant’Ambrogio…Gli Oh Bej Oh Bej andranno in soffitta, quest’anno. E anche i mercatini del Duomo e le bancarelle di via…e il sogno di tanti bimbi che annegavano nelle caldarroste e nello zucchero filato i loro desideri. Non è tempo per inebriarsi di colori e di musica, progettando regali d’amore, ma è tempo di sobrietà, di riflessione. Per i nuovi poveri, i clochard, i dimenticati, le associazioni dedicate hanno formato una rete di solidarietà. Sarà, forse, un Natale che riscopre intimità, calore umano, valori dimenticati. E promette luce, luminarie, periferie sfavillanti, colori. Un Natale da guardare con l’incanto dei bambini, con l’illusione che sì, tornerà il vociare nelle strade, i capricci dei piccoli, il necessario per esaudire un desiderio. Ma anche questa assenza di un simbolo dopo la chiusura dell’inaugurazione della Scala, è un silenzio che fa male al cuore.

Un Natale da lockdown che significa, in una parola, rinuncia anche di un mondo produttivo e culturale allo stremo: rinuncia al lavoro, al profitto, all’indipendenza nel gestire il quotidiano. I quartieri, promette Palazzo Marino, dovranno essere vivi, luminosi, per dare una speranza.  Ma vorrei che a nessuno mancasse un panettone, dolce, ricco di quell’odore di Natale che fa ridere la giornata. E ricordo spuntare da vecchi stracci accartocciati sotto un lampione, un viso che sapeva ridere e piangere contemporaneamente, abbracciando un dono: un panettone.

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