L’eredità di Sala nel cassetto

Milano

Sala nella foga della sua autoreferenzialità, scrive «Secondo Salvini io “non lascerei niente nel cassetto” per chi verrà dopo di me.» E la tiritera delle polemiche con chi limita il suo potere continua, perché si riconosca che il suo libro dei sogni (i progetti di rigenerazione degli ex scali ferroviari, le Olimpiadi Invernali 2026, ecc.) prefigura un presente e un futuro splendenti per la città.

Ma invece è vero che quel “cassetto” straborda di piste ciclabili, di fatture da pagare per i relativi chili di vernice, di ricorsi per rimborsi inevasi dopo gli infiniti incidenti, piazze con alberelli rinsecchiti nei vasi e asfalti colorati chiamate luoghi di urbanistica tattica, clandestini ingestibili padroni della città, puzze disseminate qua e là, discariche abusive, centri sociali con il permesso di occupare e di odiare con violenza, gay pride memorabili, aperitivi di “socialità” e un’infinità di dirette Facebook autocelebrative. E, se se ne andrà, le sue scarpe saranno pulitissime per non aver mai inciampato in una pozzanghera nella snobbata e dimenticata periferia.

Nel suo libro ha scritto “La Povertà non esiste se viene percepita come provvisoria”. C’è comunque una certezza: chi si trascina dalla strada a un sottopasso e si butta nel mucchio per cercare di dormire dopo una giornata con la mano tesa, è lacerato dalla povertà che in città è in continua crescita.  I nuovi poveri devono ringraziare anche il sindaco, ma non riuscirà a nasconderli in quel “cassetto”. I rapporti internazionali per ora non sfamano i bisognosi.

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