Luigi Amicone “Milano si è fermata, le dirette social di Beppe Sala no”

Milano

Certamente ieri è stata scritta una pagina di preghiera importante nella storia delle religioni universali. E giustamente, come mi ha fatto presente il direttore di Civiltà Cattolica, «la preghiera è un valore universale». Tant’è. «Numerose personalità hanno aderito a questa chiamata, quali papa Francesco e il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres». D’accordo, non voglio essere reazionario inutilmente. Quel che è fatto capo ha. Così, anch’io mi sono sinceramente ripromesso di abbeverarmi al volume di 250 pagine pubblicato per l’occasione da Civiltà Cattolica – cito rispettoso delle maiuscole utilizzate dal direttore Antonio Spadaro – «con il PATROCINIO dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana che ha proposto questa iniziativa». Ieri, però, è anche stato il giorno di un altro grande evento. Il Consiglio comunale di Milano. Che ha raggiunto il record di durata e di bene comune condiviso in remoto. Otto ore di seguito in diretta Microsoft Teams – dalle 15.30 alle 23.30 – e nessuna assenza di rilievo. Fatta eccezione per il signor sindaco. Che non era in preghiera universale. Bensì in bella compagnia

Facile il sarcasmo del capogruppo di Forza Italia Fabrizio De Pasquale: «Mi appello al Pd perché faccia qualcosa per il signor Beppe Sala. La febbre per i social gli ha fatto dimenticare che è proprio lui il sindaco di Milano, non altri!». Insomma sembrava la barzelletta di Pierino che se la dorme come un ghiro, non ha intenzione di alzarsi dal letto, non vuole andare a scuola. E la mamma che lo rimprovera. «Primo perché è un tuo dovere. Secondo, perché hai sessant’anni e sei il preside». Non posso però attardarmi in una polemica malandrina perché capisco benissimo la mia ottusità non dialogante rispetto alla luce che Beppe Sala sta irradiando attorno a sé in questa sua febbricitante mobilitazione quotidiana in favore di telecamere. Sala è un fenomeno di luna piena molto più importante del Consiglio comunale che egli, a similitudine del Pierino preside, dovrebbe presiedere. Ma proprio non se la sente. Perché è svogliato. O perché si autopercepisce come un Xi Jinping in erba. Comprensibile: perché mai un leader autopercepito cinese dovrebbe scomodarsi dalla cura del popolo in diretta su Instagram, quando in Consiglio comunale c’è già il capogruppo Pd a fare il buon pastore della maggioranza che vota e sgomita alla ricerca di un raggio di luna in vista dell’anno elettorale entrante e consiliatura 2021-2026? Otto ore per approvare all’unanimità – eccetto il voto contrario di Basilio Rizzo che esigeva di collegare il dispositivo al divieto di licenziamenti – un provvedimento che è una goccia nel mare del bisogno. 

Ma siccome a Milano dicono che piutost che nient l’è mej piutost, maggioranza e opposizione hanno convenuto nell’approvare una delibera che abolisce fino alla data del 31 ottobre prossimo la cosiddetta Cosap, il canone di occupazione spazi pubblici. Ciò all’uopo di consentire a commercianti, ristoratori e bar (definitivamente affossati dalle regole di distanziamento sociale) di recuperare qualche coperto allestendo tavolini e ombrelloni in vie e piazze della città. Spazi offerti dal Comune in concessione gratuita. Essendosi però il sindaco autoprocurato una specie di sindrome di Stoccolma, e cioè essendosi preso in ostaggio mentre il Consiglio discuteva e approvava la gocciolina di refrigerio («a Milano ci sono 70 mila coperti – ha calcolato il consigliere Frank D’Alfonso – con questo dispositivo noi ne recuperiamo tutt’al più 20 mila, per fare il resto occorrerebbero spazi per oltre 200 mila metri quadrati, cosa irrealistica») è stato facile per consiglieri astuti e dialettici raffinati come Manfredi Palmeri girare il coltello nella piaga: «Come mai Beppe Sala non è tra noi ma è piuttosto in diretta con la influencer Caterina Zanzi?». Domande importanti. Ma senza risposta. Perché, mentre il Consiglio deliberava, il sindaco si appostava stancamente nei pressi di un quesito stancante sulla sua ricandidatura. Ebbene, «si ricandiderà»? Risponde il sindaco in diretta Instagram, mentre in Consiglio comunale anche il prof Matteo Forte lo reclama a gran voce come la mamma Pierino: «Sono molto stanco, ne riparleremo dopo le vacanze».

Luigi Amicone (Tempi.it)

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