In ginocchio per la posta: nuova odissea per le case MM di via Rizzoli

Milano

A volte sembra, ma siamo certi non sia così, che lo facciano apposta. Davvero, non è umanamente possibile credere sia solo disorganizzazione. Qualche settimana fa avevamo denunciato che in alcune scale delle case MM di via Rizzoli, quelle dai civici 73 all’87, le cassette della posta fossero fuori uso. In alcuni casi da anni. Per una volta, i cittadini erano felici: qualcuno li aveva ascoltati! Dieci giorni fa una coppia di operai si sono presentati ed hanno cambiato le cassette! Quelle nuove sono di metallo, lucide, pronte a durare altri 36 anni. Le vecchie, però, non sono sparite. Sono rimaste là. Perché?

Perché c’era un piccolissimo problema: mancano le chiavi delle nuove, scintillanti e metalliche cassette. E mancano le chiavi perché lo specialista (sì, c’è uno specialista anche per questo) che doveva mettere i nomi sulle cassette delle lettere non era passato. Cosa che nessuno si aspettava perché, in passato, era stato fatto tutto in giornata. Come logico che fosse, no? No. Manco per sbaglio. Così sono dieci giorni che la gente deve strisciare per prendere la corrispondenza. E non è la cosa peggiore. Provate ad immaginare la portiera che deve strisciare letteralmente per ore per mettere la corrispondenza nella cassetta corrispondente.

Per esperienza nei civici precedenti, l’attesa è possibile finisca presto, ma in queste case nulla è scontato. Il cavo mortale che avevamo segnalato al civico 81 continua a penzolare indisturbato. Le luci del giardino vanno accese a mano da un solerte condomino, perché non funziona la temporizzazione. Ci sono porte tagliafuoco che non si chiudono, porte delle cantine che non si chiudono, tubi a cui non si può accedere perché nascosti da altri tubi (quelli dell’acqua ad esempio). Poi ci sono direttamente le cose assurde: metà delle case hanno fari puntati sulle finestre, al primo piano. Con un effetto interrogatorio della Cia ogni notte.

Oltre ai problemi che sanno di Kafkiano, tipo gli alberi non potati o i parcheggi in cui ormai non si distinguono più le strisce. Se provi a lamentarti al mitico call center, ti risponderanno che la colpa non è loro. Riepilogando: il cittadino che chiama il call center di un’agenzia del Comune, MM, proprietario della sua casa e responsabile di manutenzione di parcheggi ed alberi, ti risponderanno che non è loro competenza. Per cui il Comune, che viene pagato da cittadini, non è responsabile delle manutenzioni che spettano al Comune.

È o non è poesia questa?

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