Le Sardine si preparano alla sconfitta

Politica

Santori, leader delle Sardine: “Abbiamo già vinto risvegliando il senso civico, un’alternativa c’è”. “E’ una svolta – esulta Mattia Santori, co-fondatore e portavoce del movimento -. Si può battere la bestia del sovranismo. Quello che sta avvenendo in piazza è fisico, inoppugnabile, non manipolabile. Un’alternativa c’è”.

Queste, signori miei, sono le parole di un leader sconfitto. Che sostituisce le piazze alle urne, perché nelle seconde, istintivamente, sa di non poter vincere. E non se ne capisce il perché. Perché gettare la spugna una settimana prima del voto in Emilia Romagna? A che pro arrendersi prima dell’ultima battaglia per salvare la civiltà? Io me lo ricordo il 2006, con l’Italia tutta rossa e solo Veneto e Lombardia blu. Me le ricordo le regionali del 2005, quando si combattè mercato per mercato per salvare il sogno occidentale e liberale di un’Italia fedele a se stessa.

Nessuno, allora, parlava di quanto bella fosse la piazza di Roma, del milione di piazza San Giovanni, del fiume umano contro il Governo Prodi. Pensavamo a quando saremmo tornati al potere. Ma noi, dopotutto, con tutti i nostri difetti, non eravamo le Sardine. La fauna Ittica Bolognese punta ad un ritorno alle radici. Al PCI che forse governa i territori, ma soprattutto che vive in piazza. Mobilitato costantemente contro colpi di stato immaginifici, nemici quasi onnipotenti e eternamente innocente perché lontano da ogni tentazione del potere. Vincere la Regione sono problemi da Bonaccini, non da Santori. Lui può, serenamente, fregarsene. È una sinistra onirica quella ieri in piazza. Vaporosa, universale e totalmente velleitariae già sconfitta dalla storia.

Il sorriso di Santori nasce da questo. È il manifesto della società signorile di massa di Ricolfi. Non ha ansie, perché ha già perso. Quindi manca la tensione dei padri. Manca l’astio degli zii, degli anni 70 di sangue. I loro fratelli maggiori magari sono frustrati, perché la loro vita fa schifo e non si sono realizzati. Ma loro, la mia generazione, hanno deciso di finire i soldi di famiglia e poi in malora il mondo. I loro fratelli minori sono già con la testa ed il cuore fuori dall’Italia o aspettano il reddito di cittadinanza. Ma Santori ha un solo problema. Togliere l’odio dai social. Principalmente perché è un essere virtuale, quindi in casa sua non vuole competitor. E poi perché l’odio è dinamismo. E lui vuole solo farsi portare verso l’oblio dalla corrente. Non chiede molto in effetti.

Dopo i no global, i pacifisti, gli anticapitalisti con l’Iphone e gli ecologisti abbiamo la sinistra del Nirvana. Gente che ha avuto tutto dalla vita ed ora ambisce solo a riempire le piazze, far governare gli altri e poter protestare il venerdì per avere, finalmente, ciò a cui aspira di più: la settimana di lavoro corta.

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