Piazza Fontana: giusto ricordare l’orrore della strage e il valore di chi ha lottato per la verità

Milano

Non c’è verità nei lunghi processi che si sono accavallati, rincorsi, nella nebbia di depistaggi, reticenze, ipocrisie.  17 morti innocenti testimoniano l’orrore dell’uomo, il fanatismo di una ideologia sbagliata, il sangue di un odio che dà inizio a un lungo periodo di tensione violenta. Ricordare oggi dopo 50 anni in cui Milano ha visto, metabolizzato, pianto le vittime inconsapevoli di una contrapposizione assurda e tragica, dovrebbe essere un monito per chi gioca con le parole, per chi dimostra rabbia con l’insulto e le minacce, per chi crea fantasmi per convenienza politica. 17 morti, nell’aberrazione di un disegno diabolico che, si spera, le nuove generazioni continueranno ad esaminare, per dare giustizia a quei giorni “«Erano le 16.30 circa […]. Nel salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano si stavano svolgendo per antica consuetudine le contrattazioni dei fittavoli, dei coltivatori diretti e dei vari imprenditori agricoli […] allorché improvvisamente vi echeggiava il fragore dell’esplosione di un ordigno di elevata potenza. Ai primi accorsi da Piazza Fontana, che dà accesso al salone, l’interno della Banca offriva subito dopo un raccapricciante spettacolo: sul pavimento del salone, che recava al centro un ampio squarcio, giacevano, fra calcinacci e resti di suppellettili, vari corpi senza vita ed orrendamente mutilati, mentre persone sanguinanti urlavano il loro terrore». Così si aprono le motivazioni della sentenza della Corte di Assise di Catanzaro del 23 febbraio 1979, che concluse il primo processo sulla strage di Piazza Fontana. Era venerdì 12 dicembre 1969. Quella bomba segnò l’inizio degli anni di piombo. Io c’ero per testimoniare la tensione, la spartizione di una Milano impaurita tra zone monopolizzate da gruppi eversivi, la nascita di un teatro di piazza che inneggiava al comunismo, l’omologazione semplicistica del pensiero. 17 morti e tanti uomini che lottarono per ristabilire ordine e giustizia, pagando anche con la vita. Un ricordo e un grazie sono doverosi.

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