Il dio coltello e la violenza “Mi chiamo Usman Khan…”

Esteri

Mi chiamo Usman Khan, 28 anni,  ma già mi conosci, sai che neppure il braccialetto elettronico mi ha fermato, a London Bridge, sai che il sangue di due vittime e tre feriti mi hanno fatto sogghignare di piacere. E tutta quella gente sorpresa, gli agenti che correvano sbandati…beh… non credevo di essere bloccato da quei vermi di londinesi che si sono improvvisamente ritenuti difensori di una patria che merita solo disprezzo. L’eroe è il mio coltello, silenzioso, obbediente, ma purtroppo fa quello che può viste le circostanze, con odio e ferocia. Nel Paradiso di Allah  vengono distribuiti ai mortali con euforia. Il coltello diventa il prolungamento dell’uomo, della sua mano, del suo viscerale orgoglio, della sua vendetta. Un coltello per aggredire chi impone la legge, per ballare nelle strade la propria superiorità, per leggere la paura, per fare giustizia, per annientare la propria compagna.  E, chi non vuol capire, quel coltello, dicono, sia il simbolo della violenza. Ho gli occhi pesanti di rabbia, ma ora dormirò in pace.”

Fantascienza? Forse no. Ma quale integrazione si può sperare? La grande Oriana Fallaci osservava “Ma non esiste solo la violenza fisica. La violenza che nutrendosi di cinismo va in cerca del morto da santificare, che per trovarlo scaglia pietre o estintori contro il carabiniere terrorizzato. La violenza che nutrendosi di cretineria imbratta le facciate degli antichi palazzi, frantuma le vetrine, saccheggia i Mac Donald, brucia le automobili. Che occupa le case e le banche e le fabbriche, che distrugge i giornali e le sedi degli avversari. Che (non avendo studiato la storia loro non lo sanno) ripete gli sconci cari ai fascisti di Mussolini e ai nazisti di Hitler. Esiste anche la violenza morale, perdio. Ed è la violenza che si manifesta con le demagogie e i ricatti, che si esprime con le minacce e le intimidazioni. La violenza che sfruttando la legge umilia la Legge, la ridicolizza. La violenza che servendosi della democrazia oltraggia la Democrazia, la dileggia. La violenza che approfittandosi della libertà uccide la Libertà.”

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