Il Joker che ci comanda

Politica RomaPost

A molti spettatori del film Joker, è parso di assistere ad un deja-vu di cronaca politica sociale. Si comincia con la città piena di spazzatura non raccolta, tra topi guizzanti, gabbiani beccanti, vagabondi piscianti. Ed è una foto di una o due grandi capitali europee. Si prosegue con l’assistente sociale alle prese con un pazzoide appena uscito da cure psichiatriche; parole in libertà, sempre quelle, sempre inutili cui seguono sempre le solite medicine, buone pure per fabbricare cristalli. Scene da colloqui con i clochard che cominciano con le squadre di soccorso, scene da recupero di prostitute con le anziane bigotte delle case famiglia, scene per i tossici sempre meno all’ultimo stadio ma attenzionati lungo tutti i cerchi delle corse d’atletica, scene per i bimbi rimbalzati e passati di mano in mano fino alla casa orfani da rimpolpare. Gli immigrati invece ai colloqui non vanno, passano solo a ritirare le boccettine magari per rivenderle o per gli scopi di cui sopra, prima di tornare in hotel.

Viene meno il valium, bromuro moderno. Valium in quantità per tenere buona una varietà milionaria di gente problematica e l’ancor più milionaria massa che intende, non richiesta, di occuparsene, in case famiglia, case orfani, case puttane, case tossiche, case occupate, case zingare, case immigrate. Non viene bene precisato cosa ci sia dietro l’improvviso arresto dello spaccio di tranquillanti, se non un destino cupo e malvagio. Noi però sappiamo benissimo cosa ci sia. C’è la maggioranza silenziosa e media, stufa di dover sostenere questo circo impunito e la sua economia drogata; c’è una maggioranza frustrata, arrabbiata per la chiusura dei manicomi e l’apertura dei centri, insorgente contro  la doppia polizia soft  delle assistenti sociali. La maggioranza silenziosa e media che sostiene tutto e tutti è prevedibilmente di una noia mortale. Inutile occuparsene se non quando i suoi giovani rampolli esprimono l’irritazione ed il mugugno con gesti bullistici. D’altronde il bullismo esasperato l’hanno imparato da chi li disprezza, da chi li invidia, da chi li odia e che in ogni forma di organizzazione e di invenzione di guadagno vede sopraffazione e truffa.

Senza voler dare ulteriore spazio ai moderati, questa enorme massa di scemi più scemi cui si deve un così cattivo risultato di beni su cui si fondano welfare ed ospedali,  si torna alla basilare giocosità che spiega come la comicità sia la migliore cura contro il cancro. Già ci sono canali Tv a riguardo e ne raccattano di pubblicità, maggiorata dall’aggressione medica e  giudiziaria. La giocosità ha già portato tre premier a capo di due paesi, tutti abbastanza ridicoli. La giocosità aggredì la politica ladra, l’industria killer inquinante, le trame affamatrici finanziarie riempiendo i teatri, dando un senso all’indignazione, pura figlia di un antico odio di fazione ormai privato  delle sue basi di pensiero. Sulla cresta di questo antico livore, sostenuto da una burocrazia molto alacre sul tema, il clown cavalcò l’onda, nuotò per i mari ed i canali, divenne un superuomo miliardario; sfruttando gli antichi rapporti con il sistema marcio assieme all’ex dirigente aziendale, che senza laurea aveva fatto carriera nel marcio sistema industriale, indicò la via dell’onestà, cioè ridursi tutti a clochard, unici onesti.

Se le banche ricevevano miliardi a gratis perché non tutti non potevano mettere le mani sui milioni? Chiunque avesse qualcosa sarebbe stato tagliato, e d’altronde se aveva qualcosa lo doveva a nomina in quanto tale illegittima per  essere stato nominato e non eletto e come è noto di eletto ce n’è uno ed uno solo. Gli altri erano delinquenti, puttane, ladri e gigolò. Le masse si diedero alla caccia d’indignazione con l’avanguardia di giornalisti a caccia delle vittime da torturare, fino alla reazione da ergastolo. Tutte a distruggere ed a urlare fino alla crasi tra film e cronaca.

Nella finzione scenica i desideri possono andare fino in fondo ed il clown, uscito dalle fogne di Derry, poteva sparare in diretta all’odiato Vespa e lasciare Costanzo denudato persino di catetere, svelare le carni pendenti e rugose sollevando le gonne attillate alle vecchie conduttrici Tv e massacrare i ricchi bulli imitatori. I seguaci mascherati come le folle del me-too, di Parigi, di Barcellona, di Hong Kong andarono alla caccia dei proprietari dei giornali e dei network, crivellando di colpi loro ed i familiari, rei di fascismo di successo. Alla morte dei loro amici, colleghi e familiari, i ricchi ed i cortigiani di Venezia e di Hollywood hanno riso di bazza buona come fecero gli aristocratici finanziatori di Lenin ed Hitler a conoscere le sorti dei cugini e subito riconosciuto il capolavoro della forca loro destinata.

Nella realtà non c’è stato il sangue desiderato e già distribuito con analoghi sentimenti venti anni fa, subliminato con il voto che ha innalzato i pagliacci al potere. Avrebbero dovuto strappare gli arazzi ed i tappeti, cacciare i ricchi burocrati e funzionari di cui invece sono subito divenuti ostaggio. Hanno distribuito troppo pochi soldi, hanno tagliato vitalizi e numero degli eletti senza toccare un’unghia di mignolo alla ricchezza imperante fino a dovere cacciare le iene giornaliste cui avevano insegnato il mestiere.

A Napoli, capitale del degrado dove i bimbi muoiono in centro sotto il crollo di antichi muri, nel Sud che diede il voto per potersi dividere i soldi delle banche fra i lazzaroni che non hanno più voglia di imparare l’arte dello scasso, il Joker incrocio di realtà e fantasia, è venuto a vaffanculare le sue bande. Ora che siamo alleati con i ricchi, l’antico odio costruito sui miti inesistenti lo riverseremo su operai e infermiere. C’est plus facile. Inoltre il film finisce proprio così.

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