Quel che resta del Centrodestra

Economia e Politica

Tra allarmi e smentite, il periodo è propizio: domandarsi cosa sia il centrodestra non è mai stato così pressante. Dal 2001 abbiamo sempre dato per scontato, almeno fino all’anno scorso alcune verità fondamentali: tutto quello che sta a destra di Berlusconi lo sosterrà sempre alle elezioni. Lui è il leader naturale. Siamo una coalizione naturalmente maggioritaria nel paese, che solo alcuni trucchi della legge elettorale può stemperare. Infatti quando vinciamo, stravinciamo. Quando perdiamo, è di una incollatura. Poi è arrivato il 2018 ed è crollato tutto. Nella immensa tragedia che ne è scaturita, cogliamo il buono ora possiamo vedere in filigrana la struttura. Quello che prima era nascosto. E possiamo studiarla.

Ieri Forza Italia ha fatto girare un video molto convincente in cui si elencano le differenze da Salvini. Una cosa del genere tre anni fa non sarebbe stata concepibile. Eravamo i federatori. I grandi che danno spazio bonariamente ai piccoli. Era ovvio che, invertitisi i rapporti di forza, questo sarebbe passato come compito alla Lega. La cui prima scelta è stata andare con Di Maio. Tanto loro hanno sempre potuto fare quello che volevano, no? Ma non c’è solo questo. Oh, no. L’obiettivo era la supremazia. Primi e padroni, anche in casa d’altri. Gli Italiani parevano d’accordo. Poi è venuto il momento di dimostrare che si era all’altezza della propria ambiziosa. E Salvini è inciampato.

Ora però, la domanda torna: perché stava unito il Centrodestra? Non è che, dopotutto, l’essenza di questa allegra combriccola si reggeva sulle capacità politiche di Berlusconi e che, tolto a lui il ruolo di capo, è venuto meno anche l’elemento stabilizzatore? La domanda non è oziosa. Salvini dice che il consenso fa un leader. La Meloni dice che è il voto a scegliere il capo. La realtà dice che sono le capacità a farlo. Il voto ed il consenso ne sono solo il sugello. Ma se Renzi e Berlusconi sono più bravi di Salvini, dei suoi voti, il Matteo verde, poco se ne potrà fare. Tutto questo è antidemocratico?

Dobbiamo capirci: è democrazia quando il popolo sceglie. A prescindere da quello che avviene dopo. E se una percentuale significativa continua a tentare di far passare il cubo nel buco rotondo, non è antidemocratico il fallimento dell’operazione. Se Salvini non saprà farsi mediatore, esaltatore di identità, se si ostinerà nel suo progetto egemonico, il centrodestra morirà. E con esso si disperderà la maggioranza naturale di cui sopra. Ed a vincere sarà chi saprà costruire. Quindi non Renzi. È buffo, per anni abbiamo sentito chiamare tiranno il più grande federatore e giocatore di squadra della politica Italiana. Chissà quanto lo rimpiangeremo quando la ribalta sarà conquistata dagli altri. Quelli amati. I Mattei.

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