Le scissioni spiegate a Giovanni (Toti)

Politica

Oggi (forse, in realtà non lo sa nessuno) Giovannone nostro annuncerà i gruppi regionali di Cambiamo. Un successo nazionale. Difficile contarli tutti, essendo per loro natura innumerevoli, ma Lazio e Lombardia paiono quelli in prima (e probabilmente unica) fila. Eppure, è nella natura umana, qualcosina si poteva fare meglio. Non tutto, certo, ma qualcosina di certo. E chi meglio gliela potrebbe spiegare, se non Renzi che ha ammazzato con un colpo solo PD, sinistra e ferito gravemente Conte? Ed allora vediamo, punto a punto, cosa il Rignanese avrebbe azzeccato in luogo del Paladino di Recco.

Fattore sorpresa

Nessuno si aspettava che la rottura di Renzi sarebbe avvenuta questa settimana. Poteva succedere la prossima, quella dopo o mai del tutto. Mancavano i preparativi per fermarla. Metterli in atto, infatti, sarebbe stato più dannoso che non farlo. Inoltre Matteo non ha mai fatto mezza dichiarazione finché non è stato pronto a colpire. E quando l’ha fatto, la comunicazione era coordinata. Toti, invece, non ha mai smesso. Smesso di parlare intendo. Anche quando si è reso conto che lo seguivano quattro amici al bar. E quattro è un numero assai vicino a quello reale. Ed ai voti che si sono portati dietro.

Linee di rifornimento

I Renziani stavano accumulando soldi nella fondazione da mesi. Fieno in cascina in previsione del fatto che ci sarebbe un vuoto d’aria di fronte alla rottura. Inoltre avevano pianificato da subito una struttura agile, composta solo da soggetti contributori netti: deputati (con il poco finanziamento pubblico disponibile) e militanti. Non sono fattori secondari: il fatto che Italia Viva non corra ad elezioni che non siano le politiche, consente di accumulare capitale. E di selezionare la classe dirigente sul territorio, di voto in voto. Ah, Renzi poi ha rotto a Camere aperte, Governo formato e blindato per anni, pronto ad affrontare cash in mano due anni di risparmi. Giovanni rompe a Camere chiuse, col rischio che si voti e lui sparisca. Non ha gruppi, quindi non prende soldi pubblici. Si intesta la politica attualmente più oscenamente costosa, quella delle regionali. E, candidandosi ovunque, si appresta a prendere schiaffi per anni.

Rapporti con gli ex

Renzi non vuole svuotare il PD, ma lasciargli dentro quanti più agenti dormienti possibile. Problemi di Zingaretti trovarli o nutrire prole altrui. Soprattutto nelle Regionali o alle Comunali: chi cacci e chi tieni? Chi si è davvero convertito e chi, nel segreto della sua camera, offre sacrifici di pane sciapo alla Divinità Boschi? Il PD può solo scegliere di andare peggio o di portare al potere Renziani che, una volta eletti, romperanno quando necessario. Toti ha schierato tutte le truppe. E si è scoperto che non erano solo poche. Erano davvero poche. Quindi chi guardava dalla finestra ha chiuso tutto ed è tornato a corte.

Insomma, nonostante l’insita genialità del Governatore, pare che Renzi sia riuscito meglio anche in questo. Ed è proprio strano. Io non avrei mai detto che sarebbe stato surclassato così, fa quasi pensare che il nuovo faro dei moderati per Salvini sia qualche decina di gradini sotto il bollito di Rignano. Ma deve essere sicuramente un’illusione ottica. Giusto?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.