Evitiamo di piangere sul rider sfruttato

Politica

Ieri Repubblica ci ha portato la solita storia strappalacrime su quei cattivoni delle multinazionali che sfruttano gli immigrati. Stavolta nel settore ristorazione a domicilio. Si vede che è cambiato il governo. Prima ci si lamentava perché le multinazionali sfruttavano i lavoratori. Senza accenni alla nazionalità, visto che si prediligeva l’immagine dell’Italiano. In ogni caso la continuità è assicurata: l’importante è lamentarsi. Solo che è innegabile la lenta discesa nella follia. Facciamo un momento di riflessione sui motivi.

Un ripasso veloce: il fattorino che ci porta la pizza a casa si chiama rider. Viene pagato o 1 euro a km o 3 a consegna. Lavorando 6 giorni la settimana con una media di 3 km a consegna, per fare le cifre che repubblica riporta fa 5 consegne a serata, cioè lavora 3 ore al giorno. Ovviamente, chi li conosce, sa che ne fanno decisamente di più, ma fingiamo che i conti tornino.

Prima domanda: è sfruttamento? Questo non è un lavoro per la vita. Non dice di esserlo, non si pubblicizza come tale e non ti illude sul punto. Ma se sei qui da poco, magari senza documenti in regola, è un ottimo modo per entrare nel fortino del mondo del lavoro Italiano. Quell’incubo socialista fatto di tutele altissime, che fungono da muro. Dentro stai bene, fuori crepi di fame. Per quelli fuori c’è questo. Ed è inutile che i compagni facciano gli occhioni dolci: non faremo una sanatoria perché uno che dice di essere ingegnere in Nigeria qua deve pedalare per vivere.

Che quelle tutele facciano muri troppo alti è indubbiamente vero, ma tanto non le volete tirare giù. Quindi l’obiettivo è farci rientrare anche dei ragazzi a cui si richiedono zero documenti, zero competenze, una bicicletta ed un telefonino. E questo è assurdo. Già di norma si selezionano i posti in base alla gratuità della consegna, l’unica cosa che potete ragionevolmente ottenere è che il presunto ingegnere Nigeriano non trovi nulla da fare. Già, dirà qualcuno, ma così deve mangiare alla mensa dei poveri, che futuro può avere?

Questi sono i tipici ragionamenti della sinistra che non ricorda più cosa sia la povertà. Quel lavoro gli sta dando la possibilità di: 1. Imparare le lingua per davvero 2. Conoscere Milano 3. Crearsi una rete di rapporti 4. NON DELINQUERE. Questo significa che, nel tempo, man mano che potrà comunicare più facilmente, farlo con più persone e più efficacemente le sue qualità emergeranno. Magari qualcuno prenderà a cuore il suo caso. Tipo un giornalista radical chic, per capirci. E magari domani avrà un lavoro più remunerato.

Se questa persona venisse assistita economicamente, se non dovesse rischiare per mangiare, non si integrerebbe. Come i fallimenti degli ultimi cinque anni con i presunti profughi dimostrano. Questi ragazzi stranieri, che prendono qualche centinaio di euro al giorno (non certo i 300 dell’articolo, in ogni caso), sono già dei piccoli imprenditori. Con un capitale investito, un rischio di impresa e dei clienti da accontentare. Non sono degli aspiranti dipendenti pubblici. E Dio sa quanto bisogno ci sia di queste persone nel nostro paese.

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