Imprese che resistono: il caso Silmar

Economia e Diritto

Nella Val Sabbia a Vobarno, Brescia, si nasconde un diamante. Nasconde è forse un po’ eccessivo, perché occultare un gruppo con 3000 dipendenti, la metà dei quali in Italia, è piuttosto difficile. Ma di certo non si è dato a questa realtà abbastanza lustro. Il gruppo Silmar lavora da 50 anni ad una crescita equilibrata e di successo. Il suo business è nei settori riscaldamento (Fondital spa), materie prime (Raffmetal spa), sistemi di scarico e adduzione idrica, riscaldamento a pavimento e molto altro (Valsir spa), galvanica per sicurezza-arredamento (Marvon srl), immobiliare (Nibofin srl) e prodotti per l’idrosanitario e affini (Oli srl).

E questo mese ha sfondato il miliardo di fatturato. Un grande risultato, che dimostra come alcune aziende, anche se con estrema fatica sopravvivano in questo paese. Nonostante l’odio per cui produce, le difficoltà inerenti alla burocrazia ed i rischi infiniti di una legislazione incostante e mutevole non tutti gli imprenditori si sono arresi. Ed è un messaggio di speranza per tutti gli altri. Come testimonia anche il consigliere Regionale Lombardo di Forza Italia Gabriele Barucco:

“Apprendo con gioia che il gruppo Silmar di Vestone, che un anno fa ho avuto il piacere di visitare, ha battuto ogni record fatturando il primo miliardo. È una notizia che ci fa sperare. Silmar, infatti, incarna alcune tra le migliori qualità dell’imprenditoria Italiana: costanza, solidità, crescita sostenibile, passaggio generazionale. L’anno prossimo, infatti, il gruppo compirà 50 anni e porta ancora i nomi dei fondatori, marito e moglie. Un gruppo sempre all’avanguardia, che davanti alle difficoltà ha avuto coraggio e resistenza, resilienza e grande forza di volontà. Compito della politica è creare le condizioni perché le aziende che aprono oggi possano contare su un futuro altrettanto lungo e di successo. E questo di certo non si ottiene pagando la gente per non lavorare.”

Insomma, una nota di speranza. L’augurio è che la politica riesca a non distruggere questo fiore d’acciaio nato in Val Sabbia e partito alla conquista dei mercati internazionali. Come, purtroppo, ha già fatto con decine di altre imprese. E che, per una volta, dimostri fiducia in chi produce, invece di ritenerlo un pericoloso nemico da mettere in catene per il bene di tutti.

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