Grillo sotto la Tav è la fine dell’innocenza

Economia e Politica

C’è un trend interessante nelle vicende politiche degli ultimi mesi: quando sale il PD scendono i Cinque Stelle. E viceversa. Dopo le Europee ogni volta che i pentastellati hanno avuto una scivolate, i dem hanno guadagnato. Quando si aprlava di giustizia, tornavano su. Un sistema di vasi comunicanti che ha una serie di conseguenze in canna. La prima delle quali è che la fronda interna non attacca per la mancata emulazione della Lega. Anzi, semmai guarda ancora più a sinistra. Il meccanismo in corso è l’amalgama di un nuovo PCI. Ed in questa logica, gli intellettuali, i comici, i servi sciocchi o ballano al ritmo della real politik o vengono fatti fuori.

Anche se si chiamano Grillo. Conte è il padre politico di questa mossa devastante. Ieri ha fatto uscire il mostro che abitava nell’armadio: la Tav ci costa più mollarla che farla. Se c’è una regola non scritta, ma intangibile nel mondo a cinque stelle, è che il buonsenso non ha diritto di cittadinanza. Quindi, perché dirlo? Ci sono due ragioni. Venerdì scade l’ultimatum Europeo sulla nostra posizione. O dentro, o fuori. Poi c’è Salvini. Conte non può fargli la guerra costantemente, come un Di Maio qualsiasi. Ma ce n’è una terza, che non si può eludere.

Il mandato zero ha chiuso definitivamente la querelle del terzo mandato per i parlamentari. A partire da Giggino. Quindi l’ala governista deve trovarsi qualcun altro. Conte sta mettendo le basi per diventare quel qualcuno. Ma il segno, il sigillo, l’ultima prova sarà il parricidio. Quello che Salvini (per interposto Maroni) fece a Bossi. Se riuscirà farlo scappare, il movimento diventerà suo. E morirà nella sua forma originale. Questo Grillo lo sa. E non la sta prendendo affatto bene. In quest’ottica si può leggere la reazione convulsa alle parole del premier di Di Maio. Ma è troppo poco, troppo tardi.

Il futuro del Movimento sembra sempre più legato alla sua anima sinistra. Se farà la fine di LeU non è ancora possibile dirlo. Di sicuro, mi sento di dire, farebbe un gran bene al paese

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