Da Mosca con devozione un pizzino all’amico Matteo

Politica

Matteo Salvini ha preso soldi dai Russi per le Europee? No. Salvini ha mandato Savoini a chiedere fondi? Io non credo. Savoini è andato a proporre la vendita della fontana di Trevi al Paisà Putin? Potrebbe darsi, ma è il punto meno rilevante dell’intera vicenda. Qui le questioni sono altre, estremamente interessanti e totalmente sconnesse da un fatto davvero triste. E che non coinvolge, lo ripeto, Salvini. Ma mette in luce tutto quello che rende la nostra nazione una barzelletta sul proscenio internazionale.

La congiura dei pulciari

il caso Salvini e quello Strake (il politico Austriaco dimessosi dopo un’accusa molto simile), accomunati anche da un articolo molto arguto dell’Huffington Post, sono paradigmatici. Strake, capo del partito, va a parlare con una oligarca Russa promettendo appalti in cambio di finanziamenti al partito. Salvini di questa vicenda, lo ripeto, non sa nulla. Non sa nemmeno, qualora le registrazioni risultassero vere, che il suo ex portavoce si vende influenze sull’Eni che, evidentemente, non ha. Non sa che qualcuno va a fare il remake di Totò e la banda degli onesti in una hall di un albergo. Proponendo una soluzione farsesca, facilmente scopribile a tre tizi che forse sono le seste file del partito di Putin. Strake è stato imbrogliato, ma parlava con chi aveva la cassa. Savoini forse non è stato ingannato, ma parlava con l’usciere, il portaborse e il cameriere.

Capite il problema? È tipico del nostro paese. Ci manda sempre Picone. Ma Picone le trattative non le fa. Spesse volte perché non c’è nulla da trattare. Ma talvolta perché il provincialismo vince e ci impone di passare il nostro tempo a studiare precedenze, step precisi per vedere la gente e altri artifici barocchi che portano i Savoini a credersi Richelieu. Mentre sono visti come poco più che picciotti di fatica.

Barabba, Barabba

Salvini, ripetiamolo, quei soldi non li ha presi. Ma se lo avesse fatto non sarebbe successo nulla. Nulla. Ieri seri i commenti della nostra area, ormai maggioritaria in maniera schiacciante nel paese erano: la sinistra è senza vergogna, proprio loro che trent’anni fa prendevano i soldi di Mosca parlano? Non se ne esce. Negli Usa i Repubblicani hanno trattenuto il fiato per anni sull’accusa che i Russi avessero passato informazioni a Trump. Informazioni. Oppure che avessero diffuso propaganda. Diffuso propaganda.

Qui, se ci fosse stata una tangente internazionale, la reazione sarebbe stata un’alzata di spalle. Così fan tutte. D’altronde, devono restare chiusi i porti, mica le banche. Poi Putin è il bene, se decide di pagare il Capitano è un ulteriore plus. UN ULTERIORE PLUS. Non credo di voler procedere. Per fortuna non è avvenuto. Se fosse successo, avremmo assistito allo spettacolo più deprimente dai tempi del Lodo Moro, quando decidemmo di prostituirci coi Palestinesi in cambio di una immunità dagli attentati.

Il carosello dei perché

Perché sono uscite queste registrate? Chi le ha fatte? Perché ora? Tutte domande più che legittime, l’Huffington propone che la ragione sia impedire a Salvini di far saltare il governo. Mentre in Austria serviva per far fuori un alleato inefficace, a monito di tutti. Questa ultima ipotesi è mia. Sarà. Io ho un’altra analisi da fare. Salvini si è allontanato molto dall’abbraccio di Mosca. Nell’ordine: l’Italia continua a sostenere le sanzioni, Salvini ha un rapporto molto stretto con Trump e sostiene la Von Der Leyen alla Commissione. Un falco anti russo. Forse era il caso di mandargli un avvertimento.

D’altronde erano in quattro a poter registrare quell’audio. Cinque col traduttore. E Savoini lo escluderei. Gli altri sono tutti Russi. Direi che si tratta senza grossi dubbi di un lavoro che viene da Mosca. Che ha clamorosamente mancato il bersaglio. Lunedì prossimo usciranno i sondaggi La 7. E certificheranno che la Lega, di queste quisquilie se ne frega. E, lo ripeto, chiamiamoci fortunati che non ci siano prove che li ha presi davvero. Altrimenti il 40% lo avrebbe raggiunto in un balzo. Siamo un paesi di aspiranti servi, che ha un debole mai superato per il più furbo del gruppo.

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