Regaliamoci il sogno di una Stazione Centrale senza bivacchi con quel ‘caffè del ginoeucc’

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Il tempo caratterizza le abitudini, le tradizioni e scandisce le ore, evidenzia i costumi del periodo storico. Per dire che un luogo si trasforma, rispecchia la società del momento. Oggi i bivacchi degli extracomunitari clandestini, gli stracci che servono da giaciglio, la sporcizia a coronamento del loro “riposo” fotografano una Stazione Centrale ibrida di illegalità e di parlate incomprensibili. E’ così da tempo, lontana da quell’abbraccio che si sentiva all’arrivo. La querelle per scaricare le responsabilità non allevia la delusione. Ma se vogliamo regalarci un sogno il post di Roberto Moscardin racconta “Il caffè del milaness. Un tempo a Milano, c’era il «caffè del ginoeucc». Nelle piazze o nei luoghi più frequentati, come la Stazione Centrale, un ambulante, guidando il proprio carretto, vendeva caffè agli avventori del luogo. La denominazione «caffè del ginoeucc» (ginoeucc significa ginocchio) derivava dal fatto che: l’altezza del carretto del venditore di caffè, arrivava appunto al ginocchio. Oppure il modo di bere quel caffè: accucciati a terra, servendosi delle ginocchia come appoggio per la tazzina e mescolare la brodaglia venduta e per mangiare un po’ di pane come companatico. La bevanda servita non era un caffè di prima scelta: si trattava dei fondi del caffè servito nei bar di lusso della Galleria Vittorio Emanuele II o di locali storici come il Cova o il Savini. Gli avventori del «caffè del ginoeucc» erano i cittadini della Milano notturna, i lavoratori che cominciavano a lavorare molto presto. L’igiene non era di casa: poche tazzine per tanti avventori non potevano essere lavate bene: ci si limitava a sciacquarle in una bacinella d’acqua fredda” (dal sito Mi sún minga un barlafús e parli amóelmilanés !)

Altri tempi per una città “aperta” alla semplicità di una convivenza sincera.

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