Con convinzione diciamo sì ad una statua che ricordi una “grande” donna milanese

Milano

Milano propone i “grandi” che hanno fatto la storia con monumenti di sicuro impatto, ma tace sulla indubbia “grandezza” delle donne che con le loro intuizioni e la loro creatività hano impresso alla Storia innovazione e arte. Un’assenza che dimostra la miopia e la poca sensibilità degli amministratori della città. E neppure il femminismo d’assalto ha proposto seriamente un riconoscimento alla Milano femminile. Grandi sfilate, imbrattamento della statua di Montanelli, ma “Non una di meno” il collettivo di sinistra, non ha saputo fare. Ersilia Mayno, promotrice di una legge per la tutela della gravidanza e della maternità delle lavoratrici, nel 1902 fondò l’”Asilo Mariuccia”, creato per il recupero delle bambine e delle ragazze vittime di abusi sessuali e forse merita un ricordo da ammirare. Enrico Pluda, anima e attivista volontario di Agiamo – Amici dei Giardini Montanelli propone: “LA PRIMA STATUA DI DONNA A MILANO  Questa è una idea di AGIAMO del gennaio 2018 che abbiamo pubblicato e comunicato in tutti i modi possibili e immaginabili e che sembra avere toccato il cuore della consigliera comunale Angelica Vasile.
Ci sono tante firme in calce alla mozione e noi speriamo che siano trasversali.
Una sottoscrizione popolare, come si faceva una volta, un concorso di nomi, un grande sponsor e, un grande artista, è la ricetta di AGIAMO per realizzarla. Noi ci teniamo Noi siamo AGIAMO! Seguiteci su @agiamonews”

Personalmente rivedo nel mio immaginario quella figura emblematica rappresentata dalla madre di Cecilia e la sua profonda dignità  di fronte alla tragedia, diventando così il paradigma della resistenza umana di fronte alla dissoluzione di tutti i valori. E per ricordare “Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori…” (da I Promessi sposi di Alessandro Manzoni)

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