Il punto senno del debole Pagliaro

Economia e Politica RomaPost

Paolo Pagliaro precisino, antipatichino, secchione, quattrocchi, saputo, sotutto sempre a leccare ogni cattedra ha un punto debole, l’invisibilità. Dicono che sia stato un capo di Repubblica, con tanto di agenzia stampa ma a incontrarlo, dimesso, con sguardo preoccupato ed il mento digrignante non lo si vede nemmeno, peggio di Matarella. E’ il Fantozzi della tv senza il coraggio di dire che Otto e mezzo sia una cagata pazzesca, quindi non gli sono mai toccati i fantidici 90 minuto di applausi. Vive in una lampada senza essere un genio ed esce fuori all’improvviso prima delle parole.. si è fatto tardi. Proprio come si fa quando si è ritardato il momento di assumere una medicina amara pur necessaria. Ed il punto di Paolo Pagliaro è amaro e necessario in quanto esprime l’opinione della trasmissione di cui più di dieci anni fa si impossessò la Gruber. Perché Otto e mezzo non è farina del suo sacco ma erede di quel Diario di guerra di ferrariana memoria in cui il Punto era tenuto da Lanfranco Pace.

Amaro perché melenso, inutile, pieno di frasi fatte e necessario perché senza la Gruber non saprebbe come fare. Come la Carlotta goethiana dalle mani burrose, un’opinione la Gruber non la sa esprimere; sa interrompere, sa togliere la parola, sa appellarsi alle sacre istituzioni ( le autorità autorevoli, i grandi e potenti, i buoni partiti che a questi sorridono) intendendo fra le righe non c’è più religione, ma non saprebbe spiegare perché il vertice (Usa, Ue, Merkel, Greta, i banchieri, la grande industria, ecc.) abbia ragione. Mezzabusta Rai per un lungo tempo, votatissima al tempo della legge Gasparri in funzione antiberlusconiana, lei che aveva avuto il merito di fare fuori dal Tg1 il democristianissimo Vespa, Dietlinde da Bolzano non lo sa scrivere un editoriale, un pezzo politico, un elzeviro, un corsivo. Non è mica figlia di Santoro, come Mannoni, Formigli, ecc.; né è figlia delle scuole Rai come Floris. E’ invece maestra di redazionali parapubblicitari su riviste magazine aziendali, sempre con la firma di Lilly ed il vagabondo. I due ragionamenti così li deve fare il vagabondo Pagliaro da Bolzano. Così il milieu dei titolari attuali è quello governativo sudtirolese di Silvius Magnago, scomparso per vergogna anche dagli annali dell’Alto Adige, un democristianismo piegato all’idolatria del potere, incomparabile in Europa.

Il similgenio Pagliaro oltre a rappresentare il pensiero inespresso della conduttrice, deve vivere nella lampada anche per non far sfigurare con il suo aspetto dimesso, sia le sue opinioni neoaustriacanti, sia la conduttrice che, grande femminista, mostrerebbe all’inclito da che razza di  masculo si fa rappresentare,  affossando per sempre qualunque ambizione che da donna potrebbe nutrire. In questa vera discriminazione sessuale che va in onda ogni giorno in barba alle pari opportunità, di velleità ne nutre e se ne nutre, succhiando vampira e parassitaria il sempre più magro senno del Pagliaro. Punto.

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