Il rilancio del brand “AlfaRomeo” passa dalla Lombardia. Autonomia e fondi regionali, sull’esempio della Baviera.

Lombardia

Da sempre, la propensione dei politici è sempre stata quella di creare posti di lavoro incerti, finanziando aziende decotte, oppure assumendo persone facendole entrare  “con la pala” in carrozzoni statali, parastatali  e comunque para…. ,  privi di un obbiettivo finanziario, strategico o commerciale concreto dove, per i dipendenti, il concetto di “posto” è dominante su quello del “lavoro”.

Risulta encomiabile la svolta, in questi ultimi anni,  di alcuni “Governatori”regionali di ridurre drasticamente il numero delle partecipate regionali, avviare il risanamento della spesa sanitaria, ecc.

Questo per dire che il ruolo delle Regioni edei Fondi Europei che esse gestiscono, sono fondamentali per il rilancio dell’economia locale e, in definitiva, di quella nazionale, anche nei confronti di Invitalia, incaricata di curare proprio questo aspetto. Rafforzando l’interesse del proprio territorio, si può fare l’interesse nazionale

Anche se il Nord ne traina la crescita, l’Italia continua a essere un paese spaccato in due.

La locomotiva di questa crescita è la Lombardia, che nel solo 2017 ha prodotto quanto tutto il Mezzogiorno e quattro volte in più della Sicilia, collocandosi al primo posto per produzione di ricchezza, ma ancora distante dalla Baviera.

L’ALFA e la nascita del marchio “Alfa Romeo”

Fondata il 24 giugno 1910 a Milano come ALFA, acronimo di “Anonima Lombarda Fabbrica Automobili“, nel 1918 cambiò nome in “Alfa-Romeo” in seguito all’acquisizione da parte dell’ingegnere napoletano Nicola Romeo. Entrata, qualche anno dopo, crisi, fu salvata, nel 1933, dall’IRI, diventando proprietà dello Stato italiano fino al 1986, quando fu venduta al gruppo Fiat.  Gli anni settanta, totalmente  asservita alla politica, furono gli anni più bui della sua storia che portarono alla produzione fallimentare dell’Alfasud, dell’Arna e dell’Alfa 6, in piena crisi petrolifera. Ciò nonostante, il brand, soprattutto all’estero, non ha mai subito dei seri  contraccolpi.

Durante la sua storia la casa ha realizzato molte vetture da strada e “concept-car” che hanno segnato, in parte, la storia del design automobilistico italiano. Da un punto di vista tecnologico, l’Alfa Romeo è tuttora considerata tra le case all’avanguardia del panorama automobilistico mondiale per le innovazioni introdotte sui suoi modelli. All’inizio degli anni sessanta, al culmine della capacità manifatturiera, la forza lavoro sfiorava i 29 000 dipendenti,  distribuiti nei tre stabilimenti produttivi dell’epoca , rapidamente chiusi nel decennio successivo(PortelloArese) tranne Pomigliano d’Arco.

Nel 1925 ha vinto il primo campionato del mondo di automobilismo, nel 1950 e nel 1951 ha conquistato le prime due edizioni del Campionato mondiale di Formula 1. Nel 1975 e nel 1977 si è invece aggiudicata il Campionato del mondo sportprototipi, senza dimenticare che la Scuderia Ferrari ha esordito nelle competizioni con delle vetture Alfa Romeo.

La storia dell’Alfa Romeo è strettamente legata a Milano ed alla Lombardia e mostra delle straordinarie analogie con la sua rivale BMW, fortemente legata al suo territorio, la Baviera, di cui esibisce lo stemma su tutti i suoi modelli. Esattamente come Alfa Romeo fa con il “biscione”.

 

 

ALFA ROMEO vs. BMW

BMW nata come fabbrica di motori aerei e di motociclette ha conosciuto, nel tempo, vari rovesci economici e finanziari, dovuti ai risultati catastrofici in cui la Germania si era impegnata nei due conflitti mondiali ma è sempre risorta grazie al radicamento nel territorio ed all’Italia. Nel 1918si salvò grazie al finanziamento di Camillo Castiglioni che ne divenne l’azionista di maggioranza. Nel secondo dopoguerra, con gli stabilimenti automobilistici BMW,  “sequestrati” dai sovietici nella Germania Est, rinacque grazie alla licenza della italiana ISO per la produzione dell’ovetto a 3 ruote “Isetta” (la nonna della Smart), gli azionisti evitarono così di vendere il marchio alla Daimler-Benz.

L’assemblaggio dell’Isetta permise di riconvertire le competenze delle maestranze dello stabilimento bavarese da  motociclistiche ad automobilistiche.

E’ palese che FCA non ha la capacità economico finanziaria per un vero rilancio del marchio “Alfa Romeo”. Il piano del 2014 prevedeva che nel 2018 sarebbero già stati commercializzati almeno 6 modelli oltre alle loro declinazioni con una produzione prevista in almeno 600.000 unità.  Nella realtà, oggi,   “Alfa Romeo” produce solamente 3 modelli, contro le 8 “serie” BMW,  declinate in  26 modelli di cui 2 elettrici.

E proprio lo sviluppo di un motore elettrico o ibrido può segnare il rilancio di Alfa Romeo partendo dalla Lombardia.

LOMBARDIA vs. BAVIERA

 

IL PIL LOMBARDO. Nel 2016 il valore aggiunto lombardo è cresciuto dell’1,2% e quello bavarese dell’1,6%. Le differenze maggiori però sono qualitative.

La Baviera è certamente più industriale della Lombardia: automotive, alta tecnologia e aziende come Audi e Bmw producono il 27,3% del totale del valore aggiunto contro il 22,9% della Lombardia. Le costruzioni hanno un peso simile per Lombardia e Baviera: 4,6% nella prima e 5,2% nella seconda. Stesso discorso per l’agricoltura.

Le cose cambiano con i servizi: la Lombardia si conferma una regione molto più dipendente dalla finanza, dalle assicurazioni, dalle professioni, tutte attività per cui Milano è leader, del resto. Questi settori compongono il 32,1% del valore aggiunto lombardo, contro il 25,8% di quello bavarese. Allo stesso modo in Lombardia è più sviluppato il commercio, la comunicazione, i trasporti: sono il 24,8% contro il 20% in Baviera la quale, invece, supera la Lombardia per quanto riguarda il peso dei servizi pubblici, istruzione e sanità per esempio, 19% sul totale, contro il 14,5% lombardo.

L’EXPORT DI LOMBARDIA E BAVIERA

L’exportrappresenta il 32,6% del Pil in Lombardia, (120 miliardi e 334 milioni), e il 32,2% in Baviera (182 miliardi e 832 milioni).

Tuttavia in Lombardia il saldo commerciale è negativo, perché le importazioni sono maggiori, 124 miliardi e 737 milioni di euro, mentre in Baviera la bilancia dei pagamenti, come nel resto della Germania, è in attivo di poco meno di 17 miliardi, con l’import a 165 miliardi e 998 milioni.

IL LAVORO CARTINA TORNASOLEInfine i dati sul lavoro di Lombardia e Baviera. E’ evidente come le due regioni sono davvero molto diverse. I dati riguardanti i tassi di occupazione, la Lombardia, pur essendo molto al di sopra del 58% circa che è la media italiana, nel 2017 si posizionava, per i 15-64enni, a un 67,3% comunque inferiore rispetto all’altissimo 78,7% bavarese, a sua volta maggiore alla media tedesca. Il divario maggiore però è tra i giovani e le donne. Solo il 21,4% dei 15-24enni lombardi era occupato nel 2017, contro il 53% bavarese. Percentuale che scende al 18,3% tra le donne. Una proporzione quasi di 1 a 3.

E’ chiara la maggiore capacità bavarese di occupare anche fasce marginali, i più giovani, i più anziani, le donne, mentre in Lombardia come in Italia vi è ancora una grande differenza tra l’occupazione di questi segmenti e quelli classici rappresentanti dagli uomini 40enni e 50enni.

ALFA ROMEO:  OPPORTUNITA’ DI RILANCIO IN LOMBARDIA

L’Automotive è un settore in grande espansione, ad alto valore aggiunto,  che dipende da quella che era la prima azienda italiana e che oggi è un’azienda olandese con sede legale a Londra e stabilimenti negli U.S.A. e dirigenti stranieri.

D’altronde FCA è l’unica Major automobilistica che non ha ancora fatto investimenti concreti nell’auto elettrica.

L’ex A.D. italiano dichiarava che il “carburante del futuro” è il metano e forse aveva ragione, ma il mercato guarda altrove. Il suo successore èinglese ed ha annunciato che, dal 2022, FCA utilizzerà un motore ibrido, ma non c’è traccia né di progetti, né del centro di R&S, né dello stabilimento di produzione.

Alle grandi promesse di rilancio si possono obiettare dei fatti come questo: nel 2011F.C.A. ha chiuso lo stabilimento IRIBUS di Valle Ufìta, delocalizzandolo ad Annonay, in Francia.

I 300 lavoratori sono da allora in C.I.G.; da allora, in Italia,  non si producono più autobus da 8 anni.  In un Paese dove il solo turismo scolastico (95% su autobus) muove ogni anno 7 milioni di persone (studenti ed insegnanti)!

Attenzione! La produzione non è stata delocalizzata in un Paese del terzo Mondo oppure in Est Europa, ma in Francia, un Paese con le nostre stesse caratteristiche socio-economiche!

Aggiungo anche le continue voci della vendita del marchio “Alfa Romeo” ad un grande produttore asiatico quale, ad esempio, la Hyundai……

COSA PUO’ OFFRIRE LA LOMBARDIA AD ALFA ROMEO ?

  • Un parco auto “pubbliche” (blu e non) di circa 60.000 unità (oltre ad autobus, camion, furgoni, ecc) e 6.000.000 di auto private;
  • Convogliare investimenti europei (POR Lombardia) che potrebbero, in parte concentrarsi, su un co-investimento in un Centro di Ricerca e Sperimentazione, magari in collaborazione con il MISE/ Invitalia (PON);
  • La fidelizzazione di un marchio al suo territorio. Non solo investimenti pubblici ma anche del mondo industriale lombardo. BMW rappresenta la Baviera nel suo marchio esattamente come l’Alfa Romeo per Milano.
  • Le acciaierie localizzate in Regione;
  • La capacità di attrarre mano d’opera altamente specializzata

E tanto altro ancora; un’opportunità da sfruttare per una Regione come la Lombardia

ILVALORE AGGIUNTO. Un investimento del genere utilizzerebbe le risorse umane locali, presenti in campo ingegneristico ed avrebbe la capacità di attrarle dall’esterno ( altre Regioni, altre Nazioni) come  risorse ad alto valore aggiunto.

La realizzazione di un tale Centro creerebbe un’”intelligenza”  difficilmente delocalizzabile, proprio per la qualità del “fattore umano” (ricercatori, ingegneri, progettisti, ecc.) che sarebbe una ricchezza per sé e per gli stabilimenti produttivi dove un operaio specializzato può alla fine essere rimpiazzato da un robot o da un operaio, in uno stabilimento del Terzo Mondo, altrettanto bravo ed altrettanto specializzato,ma a basso costo.

Convogliare risorse finanziarie per realizzare un Centro Ricerca e Sperimentazione per auto elettrica/ibrida, utilizzando fondi pubblici e privati, di imprese locali, oltre ad ENEA e MISE ed anche attraverso un crowdfunding popolare: una “public company” che rappresenti le istituzioni, ma anche il mondo produttivo industriale. Ancorare  “alfa Romeo” alla Lombardia e quindi all’Italia perché è palese che FCA non ha i mezzi finanziari per sostenere il marchio.  I modelli attuali sono 3, le vendite del 2018 sono già in calo. Per realizzare il progetto, ci  vorrebbero miliardi,  a seconda delle dimensioni del progetto stesso.

Per questo sarebbe necessario coinvolgere quanti più soggetti possibile, persino la CdP, pur di evitare l’ennesima deindustrializzazione del nostro territorio.

In mancanza di alternative la produzione del motore ibrido potrebbe essere impiantate all’estero ma potrebbe essere localizzata sempre in Italia ma altrove. Potrebbe trattarsi di Pratola Serra, in Campania, al posto dell’attuale produzione di motori diesel.

L’”Alfa-Romeo” è un bene “identitario”  a Milano ed in Lombardia: la nostra Baviera.  Un bene ad alto valore aggiunto, specialmente per i consumatori all’estero.  Chi governa il territorio deve impegnarsi per “recuperarlo” (nell’ambito delle sue capacità finanziarie e sociali) cercando di instaurare con F.C.A., almeno una partnership legata ai temi dell’innovazione (auto elettrica/auto ibrida), sapendo che al pari di altri marchi (Ferrari, Lamborghini (proprietà VW), Maserati, ecc.) è una punta di lancia del “Made in Italy”, che ha grande rilievo sociale e risvolti occupazionali, di know-how tecnologico,  forieri di grandi benefici, non solo economici ma anche d’immgine.

Proponiamo un’idea di crescita, anche del modo di “governare” una Regione, che aspira all’”autonomia” per non rassegnarci e per fare della  Lombardia una Regione competitiva,della seconda nazione manifatturiera europea.Una nazione, l’Italia, che ha un forte bisogno di crescita e di fiducia.

Armando Panvini

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