Gli effetti nascosti della marcia su Milano

Milano

La realtà è sempre formata da due metà. Ciò che si vede e ciò che non si vede. Ieri pomeriggio, ad esempio, tutti abbiamo visto Majorino marciare con un tot di compagni (loro dicono 250 mila, la questura ne dichiara forse un quarto). Quello che non si è visto, però, è molto più importante. Per esempio, chi avrebbe voluto esserci, ma non poteva. Frenato, magari, da un contratto che qualcun altro ha firmato in nome e per conto suo. In sostanza, alla Marcia su Milano quanti Grillini, tipo Fico, avrebbero voluto esserci perché ne condividevano temi, ritmi, idee e passioni, ma dovevano pagare dazio a Salvini?

Non lo sapremo, forse, mai. Eppure dal governo a Sala risponde solo Salvini, con toni molto pacati peraltro. “Io non cambio idea” dice il Ministro degli Interni. Intanto, dopo aver affondato il Ddl Pillon, i Cinque Stelle si lanciano contro il World Family Congress. Un sottosegretario arriva addirittura a parlare di roghi. È il solito governo di Buffagni. Sparisce il patrocinio della Presidenza del Consiglio dalla manifestazione di Verona. Sparisce l’agenda etica dal tavolo di Governo. D’altronde, finché non si sarà votato al Senato sull’immunità di Salvini, nessuno in camicia verde ha voglia di sfidare la sorte. E qualche soddisfazione all’alleato va lasciata.

Dov’è il confine? Le temperature sono tornate a salire. Il Mediterraneo è una tempesta via l’altra, ma presto finiranno. Quante altre Diciotti potranno reggere Spadafora, Buffagni, Fico e compagni cantanti? Il problema non è di poco momento, il Senato potrebbe metterci mesi a trovare il tempo di votare l’immunità a Salvini e già così è lacerante la questione, ve la immaginate questa situazione che si ripete? Inchiesta dopo inchiesta, richiesta dopo richiesta, voto su Rousseau dopo voto su Rousseau? Non reggono, dai, non possono reggere. Ed a Salvini basta perderne uno, per perdere tutto.

Così quello che non c’era ieri nelle strade del centro diventa improvvisamente il protagonista assoluto. L’unica cosa che divida Fico da Majorino sono le sigle di partito ed un odio seminato, fatto crescere e curato con spasmodica attenzione. Ovvero, tutte cose che una sapiente campagna di comunicazione può cancellare in qualche mese. Non in maniera indolore magari, queste cose non lo sono mai. Ma si può avere, effettivamente, un ribaltone in Parlamento: Buffagni a braccetto con la Cirinnà, con Spatafora che getta petali di rosa per un’unione, stavolta sì, contro natura e senza che alcuno si offenda.

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