Quartiere Corvetto: Scritte, minacce contro le Forze dell’Ordine e imbrattamenti in arabo

Milano

Corvetto, terra di nessuno, abusata per finalità illegali,  attonita e sbigottita. Le scritte insultanti e minacciose contro polizia, carabinieri e rappresentanti dello Stato, sono tornate con virulenza e irrazionalità. Inutile chiedersi il perché, quali motivazioni, se le Forze dello Stato sono lo Stato che difende i cittadini perché sovvertire le leggi, considerarsi autore ed esecutore di regole è l’affermazione di grande inadeguatezza e debolezza per vivere in una comunità. Scritte ripetute di odio, di intransigente antipatia, offensive. E per un’alleanza sempre più legata tra centri sociali e immigrati, compaiono imbrattamenti vari in arabo. Forse per una fusione di violenza ideale che fa paura. Troppe cose abbiamo già visto, con le Brigate Rosse. Libero rende noto le strade più bersagliate “Le case più colpite sono quelle popolari dell’Aler, ma anche qualche palazzo privato al quartiere Mazzini: piazzale Ferrara, piazzale Gabrio Rosa, via Comacchio, via Polesine, via Mompiani, via dei Cinquecento, via Pomposa, via dei Panigarola e via Ravenna. Le più bersagliate sono via Polesine, quella più trafficata dove passa anche il bus della linea 95, e Mompiani, la più interna, a 50 metri dalle scuole elementari e medie.” Si direbbe un esercito di antagonisti.

«Chissà perché» sottolinea Francesco Rocca, consigliere di Municipio 4 di Fratelli d’Italia, «quando ignoti lasciano scritte inneggianti al Duce, tutta la sinistra milanese si mobilita e lo stesso sindaco, Beppe Sala, interviene pubblicamente chiedendo mobilitazioni cittadine. Sulle infami scritte apparse sui muri del Corvetto, invece, nessun esponente della sinistra che governa Milano dice niente».

C’è inoltre da dire che legati a questo mondo antagonista ci trovi diversi sudamericani – in prevalenza peruviani – che dal 2015 hanno occupato l’ex mobilificio di piazzale Ferrara anche grazie all’aiuto dei centri sociali ai quali ora devono riconoscenza. Ma questa è un’altra storia di occupazioni abusive e di arroganza.

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