Milano: la leggenda di una Befana che rivendica la giustizia sociale

Le storie di Nene

“Accidenti alla scopa che va come una lumaca! E gli occhiali? Dove sono gli occhiali? E la mappa?” Così brontolava la Befana supplente girando come una trottola tra le stelle di Milano. La Befana titolare dormiva: troppo il lavoro in una città pericolosa e gigantesca, troppa attenzione per individuare i bravi bambini. La notte misteriosa prometteva sorprese e incanto. Ma la Befana pasticciona si ritrovò nel buio più nero, atterrò con quelle ciabatte rotte in un tombino scoperto, si rimise in piedi saltellando tra le buche, incespicò nei rami secchi portati dal vento, “Ma dove sono le calze? Qui neppure le calze comprano? Poi vide da una finestra una luce fioca e una bambina che aspettava, col fiato sospeso. Fece un cestino con la saggina della scopa e le caramelle si moltiplicarono. E allora vide che, in quelle case dimenticate, speravano nel miracolo. “Adesso volo per un po’ per vedere il panorama così smart, così eccezionale..” E le campane suonarono a festa solo per lei, e in quasi tutte le chiese c’era un bambinello e i campanili sfioravano il cielo e qualcuno pregava in solitaria attesa. “Ma questa non è una città felice” pensò. I clochard stretti nel loro abbandono tossivano inquieti “Ma che possono fare due dolcetti?” E si sentì inadeguata e un po’ inutile. Il carbone aveva un peso insopportabile. A chi darlo? Poco lontano un boschetto animato da voci e da un via vai continuo, la fece sobbalzare: qui forse avrebbe potuto distribuire il carbone, ma vide giovani disperati con la bava alla bocca, dipendenti da un esercito nero senza scrupoli. La Befana dispettosa giocò col carbone come fossero birilli e sghignazzò di piacere. “No, questa non è una città in pace. Di chi la responsabilità?” Un altro volo e il vento la portò in Galleria dove le luci mangiavano gli occhi. I suoi stracci stonati tra quel lusso improvvisamente si illuminarono di solidarietà, ma nel cesto non c’erano più caramelle e capì che in quei negozi avrebbe lasciato carbone come monito e riflessione.

Ma alla Befana misteriosa mancava ancora un appuntamento e si ritrovò tra i banchi delle autorità cittadine preposte alla giustizia sociale. Lì abbandonò con un velo di tristezza: tanto carbone da annegare.

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