Programma espositivo del 2019 e alcune anticipazioni del 2020

Cultura e spettacolo

Il cartellone 2019 è centrato sulle celebrazioni del Cinquecentenario della morte di Leonardo, che attraversano l’anno con progetti espositivi in diversi spazi della città: dal Castello Sforzesco, sede delle celebrazioni leonardesche in quanto “casa” del genio vinciano durante la sua permanenza a Milano al servizio degli Sforza e “set” di uno dei più importanti interventi leonardeschi sopravvissuti al tempo, la Sala delle Asse; a Palazzo Reale, che dedica tre mostre alla sua opera nelle arti e nelle scienze, e a come Leonardo abbia influenzato il modo di rappresentare la realtà, da allora in poi; fino al Museo del Novecento, che pone in un insolito dialogo Lucio Fontana e il grande maestro del Rinascimento.

Il Castello Sforzesco, oltre a riaprire al pubblico la Sala delle Asse con un intervento multimediale che guiderà i visitatori nella lettura della grandiosa opera ideata per celebrare Ludovico il Moro, proporrà un tour virtuale alla scoperta dei luoghi di Leonardo a Milano, come l’artista li doveva vivere durante i suoi soggiorni milanesi. Nella Sala dei Ducali, sarà esposta una selezione di disegni originali di Leonardo, di leonardeschi e di altri artisti del Rinascimento, provenienti da importanti istituzioni italiane e straniere legati all’iconografia della Sala delle Asse, in particolare del Monocromo e delle straordinarie tracce di disegno preparatorio emerse sulle pareti dopo i lavori di studio e restauro. Palazzo Reale presenta le mostre dedicate ad Antonello da Messina, Jean-Auguste-Dominique Ingres, Giorgio De Chirico, Emilio Vedova: progetti espositivi di grande qualità scientifica relativi ad artisti che non hanno mai avuto a Milano una retrospettiva ampia e approfondita.

Antonello da Messina è stato il più grande ritrattista del Quattrocento e Vasari lo raccontava nelle sue celeberrime Vite come colui che aveva ricevuto il segreto della pittura ad olio: questa mostra permetterà di ammirare per la prima volta straordinari capolavori, consentendo di effettuare un’ampia riflessione sulle tappe della formazione dell’artista in quel crogiolo che è stato il bacino del Mediterraneo: una sorta di “romanzo di formazione” sviluppato tra la natia Sicilia, Napoli e Roma arrivando fino a Venezia e Milano, che lo porta negli ultimi anni della carriera ad essere richiesto da committenti di altissimo prestigio quale il più grande tra i pittori del suo tempo.

L’originale progetto espositivo studiato per Jean-Auguste-Dominique Ingres racconta l’opera dell’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e la vita artistica al tempo di Napoleone, con particolare attenzione a Milano che nella riorganizzazione politica e artistica del tempo ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani furono coinvolti nell’ondata di lavori che ne seguì: in particolare Appiani nella pittura e Canova nella scultura. Ma Ingres è parte integrante di queste storie incrociate, senza le quali l’Europa oggi sarebbe incomprensibile. Nel 1800 concorre per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande “Napoleone in costume sacro”, esposto in mostra, è a Roma, dove può approfondire gli studi e la passione per Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, Ingres decide di restare “italiano” fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.

La mostra antologica dedicata a Giorgio de Chirico, protagonista anche delle collezioni civiche milanesi di Casa Boschi Di Stefano e del Museo del Novecento, racconta l’evoluzione dell’artista attraverso le tele più significative: un taglio originale per descrivere il mondo di de Chirico, che si mantiene in bilico tra sogno e realtà, tra spunti neoclassici e visioni oniriche, popolate da personaggi immaginari.

Emilio Vedova è raccontato nei suoi 70 anni di lavoro, in occasione dei 100 anni dalla nascita, con un progetto che segue il percorso creativo dell’artista, partendo dagli esordi – coincidenti con la produzione di una serie di disegni di architetture veneziane – dove la grafica e il segno portano ad un paesaggio graffiante ed energico, anticipatorio di un fare senza forma, per arrivare alla selezione degli ultimi lavori, prima della sua scomparsa.

I progetti espositivi di Museo del Novecento, GAM e PAC approfondiscono alcuni artisti protagonisti di quel tratto di storia dell’arte di cui sono specialisti. Al Museo delNovecento troviamo Filippo De Pisis, Adriana Bisi Fabbri, Remo Bianchi, Renata Boero, Marinella Pirello e Lucio Fontana, artisti che hanno operato in quel periodo di grande vivacità creativa.
Alla Galleria d’Arte Moderna, partendo dal marmo della Vestale, tra i capolavori di Antonio Canova esposti in Galleria, una mostra ricostruisce la genesi e l’evoluzione delle “teste ideali”, un filone in cui lo scultore indaga le variazioni del bello ideale; la GAM rende omaggio ad Angelo Morbelli, protagonista della pittura divisionista, e ad Andrea Ventura, illustratore tra i più noti nel panorama artistico internazionale che ha realizzato splendide tavole sulla storia delle collezioni della GAM, in particolare alcuni capolavori ottocenteschi.
Il  Padiglione d’Arte Contemporanea dedica una mostra al suo progettista, Ignazio Gardella, il grande ingegnere, architetto e designer scomparso vent’anni fa che nel 1948 vinse il concorso di progettazione per la trasformazione delle vecchie stalle della Villa Reale di via Palestro in uno spazio espositivo moderno e flessibile, in grado di ospitare la collezione civica di opere del XX secolo. Dedicato alla promozione della creatività contemporanea, il PAC nel 2019 produrrà le personali degli artisti contemporanei Anna Maria Maiolino e Cesare Viel, oltre a un focus sull’arte contemporanea australiana.

Il Museo delle Culture prosegue l’approfondimento delle relazioni tra mondi diversi con un progetto espositivo che indaga il rapporto tra impressionismo e giapponismo, ed è sempre l’Estremo Oriente il riferimento del confronto culturale del progetto dedicato a Roy Lichtenstein.
Sono  in programma focus sulle tradizioni e le collezioni di arte giapponese e un approfondimento sulla cultura peruviana, in particolare sulle vicende legate ai flussi migratori tra Perù e Italia, con un affondo sulla comunità milanese, la quarta per numero di presenze in città.

Importante anche l’impianto delle anticipazioni per il 2020, dedicato alla creatività femminile, che vede la retrospettiva di Maria Lai al Museo del Novecento, la prima personale in Italia dell’artista cubana Tania Bruguera al PAC e una mostra dedicata alle donne nelle avanguardie russe del Novecento.

Immagini scaricabili al link 

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