Loro non ci saranno

Politica

Non ci saremo, perchè Dio è morto e non è risorto

Vedranno dalla terrazza del centro soltanto una sfera di fuoco, immacolata, con contorno di petardi in pioggia dal cielo. Un trafelato Gad, dal naso perennemente gocciolante porterà l’ennesimo sondaggio preoccupante a Deitelinde. Lei: non ci siamo, non ci siamo proprio. E Lerner, No, noi non ci saremo. Non ci saremo.

Sul maxischermo a tutta stanza Mannoni attende la musa ispiratrice, la problemsolving, Giovannonachiomalunga, che studia da jane fonda ringiovanita. Sullo schermo nemmeno una voce si udirà, sordo un grido del più fido sartoriano di sempre in gola si smorzerà. Trump ha messo i dazi al sonoro di Giovannona che grida ma nemmeno un voce risuona; poi sul collegamento un sudario nero si stende, appeasament multiculturale del burka. Non la si vede più  e non c’è, non ci sarà.

Telese ha visto i colleghi della sua generazione andare a scuola di copia incolla da Saviamolo. Non è importante l’idea, l’elzeviro, la cronaca ma solo il tema anche se non porta a niente. Se cercano qualcosa che non trovano, fidatevi di Lillo ed inventatelo in sogno, una visione di pazzia o una delazione da folle, tanto stupido da essere furbo. Vincino si è pentito delle monetine, Ruotolo invece le ha raccolte tutte, e le ha pulite con le mani nette, riposte sulle piazze pulite con la varichina che ha il pregio di cancellare le impronte digitali. E non ci saranno

Case e palazzi picconati, partiti e giornali sgretolati, macchine, strade, Tav e varianti lentamente con il tempo seppelliti. Al loro posto catene di monti coperte di neve, foreste di abeti e fra il cielo e la terra solo ton di macerie cittadine pulite, se non ci potranno essere loro, Zoro e banda ridotti a zero, allora nessuno. Zero non saremo, sarebbe un’assenza veramente cult. E non ci saremo

In nome delle povere vite, voti e obbligazioni, sotto il vento d’estate che viene dal mare, a piedi nudi dai boschi e riviera, Matteo e Maria Elena, erano fatti per la bella vita, per finire di gossip su Tv e riviste come Paolo e Francesca. Troppo occupati per esserci e non ci saranno.

Ha un contratto da milioni per mille secoli almeno, se lo cacciano il risarcimento è miliardario, eppure teme di non esserci più; aveva uno scranno da attrice, da modella nasuta, da giurin giurello giurata e adesso non c’è più. Lungo le notti che dalle canne son fumate, dentro le stanze da pastiglie trasformate la funzione di Madia è morta, la reflex di Oliviero è annerita e non ci saranno.

Negli elicotteri in leasing dati a fuoco, nei saloni dal vino bagnati, nelle cardinalizie stanze dalla rossa seta da parati le presidents Emmanuel, Paolo, Jean Claude non ci saranno, merde alors. Il sindacato e l’Onu da far carriera di Laura e Valeria, il permalismo interessato coronato di Gemitaiz, Mimmo e Salmo hanno ingoiato la stanca civiltà del microfono e lo show è morto. Si sono ingoiati anche il falso essere contro del Bella Ciaone, dei miti dell’estate mascherati da fedez, tra i vecchi alti dentuti ossuti vampiri Piero, Mario ed Elsa. Ed alla fine riciclatissimi oltre gli odi di partito non risorgeranno nemmeno dopo i tre giorni. E non ci saranno.

La nuova generazione è preparata al gel sul ciuffo, all’abito blu aderente a due bottoni, alla piattaforma che detta rimborsi, regole, legalità, pensieri, viaggi premio alle Antille ed ovvio che non si può ormai negare tutto ciò che è falsità, se no crolla la giostra del grillo. Conviveranno i miti eterni della patria, del rosario, dell’eroe, e del rivoluzionario, della falce e del rosso. Crederanno a tutte le fedi di abitudini, paura e di vuoto pur di stare sempre sullo schermo sia con la ragione che col torto. Pur di non rischiare di non esserci.

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