Il Comune le prova tutte per non rimborsare la Tari. Si vergognino!

Fabrizio c'è Milano

Una vera porcheria! Solo così si può definire l’atteggiamento che il Comune di Milano sta attuando sulla vicenda della Tari gonfiata dal 2014/2017.

Rammentiamo che Milano è uno dei pochi Comuni che aveva interpetrato male la legge istitutiva della Tari ( tassa sui Rifiuti) calcolando la quota variabile, determinata dal numero dei residenti di un alloggio, anche sulle cosiddette pertinenze: cantine e garage.

Lo scorso anno il Ministero dell’Economia ha chiarito che non si poteva far così. A questo è seguita una circolare della Agenzia delle Entrate che autorizzava a rimborsare i contribuenti, anche se senza stabilire con quali fondi.

Nel caso del Comune di Milano parliamo di 50 milioni di euro richiesti indebitamente dalle casse comunali ai contribuenti proprietari di box.

Il Sindaco, in favore di telecamere, rassicurava tutti nell’ottobre 2017: “Rimborseremo tutto a tutti coloro che ne hanno diritto”. A quel punto però entrava in azione l’Assessore al Bilancio che iniziava a trovare decine di motivi per non pagare. Prima affermava che per rimborsare i proprietari dei box si sarebbe dovuto chiedere gli arretrati ai contribuenti senza box, in osservanza al principio dell’invarianza del gettito della tassa rifiuti. Poi chiedeva un parere alla Corte dei Conti che però rispondeva a sorpresa (per lui) che era possibile rimborsare i cittadini anche senza attingere ai fondi Tari, poi pubblicava sul sito un modulo per fare istanza dove i cittadini dovevano calcolarsi loro la cifra da rimborsare. Tutti espedienti per fare melina e trattenere nelle casse comunali i 50 milioni.
Infine escogitava una procedura molto complessa per rimborsare la Tari: ai proprietari dei box non bastava fare istanza ma avrebbero dovuto fare ricorso alla giustizia tributaria e solo dopo la sentenza definitiva il Comune avrebbe pagato. Ora siamo all’ultima puntata, il Comune sbandiera una sentenza della seconda sezione della Commissione Tributaria di Milano e fa pubblicare da tutti i giornali la notizia che il giudice  ha dato ragione al Comune negando il rimborso TARI al ricorrente. In realtà ci sono ancora decine e decine  di ricorsi pendenti e quello vinto dal Comune non era uno dei più centrati. Anche questo fa parte della strategia per convincere i cittadini a non fare istanza per chiedere rimborso.
Siamo alle solite, il comune considera interesse pubblico arraffare più soldi, anche trattenendo tasse riscosse indebitamente. L’interesse pubblico invece consisterebbe nel rispettare i diritti dei cittadini e nel mantenere un corretto rapporto di fiducia fra contribuente e fisco. Per quanto mi riguarda  la battaglia   per farsi restituire la  Tarigonfiata dal Comune non è finita.  Presto vi saranno novità per le 5000 famiglie che hanno presentato istanza da altre sentenze  e dal parlamento.

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