Elezioni Usa: tutte le cose che Repubblica non vi racconterà mai

Esteri

Martedì si vota per le elezioni di medio termine. Partiamo dalle basi: si vota per tutti i 435 seggi della Camera e per 33 seggi del Senato. Ma soprattutto, perché si scelse questo sistema? Nessuno ne parla mai, ma l’obiettivo è separare nettamente i poteri. Il legislativo deve scegliere quanto tassare la gente e quanti soldi dare al Presidente. Ecco perché non si votano in contemporanea le due cariche: chi spede (Trump) e chi decide quanto (le due Camere) possono, e spesso hanno avuto, maggioranze diverse. L’obiettivo non è quel buffo animale che noi inseguiamo da decenni, la governabilità, ma evitare la concertazione del potere. E funziona.

Chi vincerà? Al momento appare probabile che alla Camera vincano i Democratici ed al Senato i Repubblicani. È un disastro? Gli ultimi due Presidenti Democratici, Clinton ed Obama, non hanno MAI avuto una Camera Democratica. Obama ha avuto due anni di Senato dalla sua, poi basta. In generale, salvo gli ultimi 25 anni, i Repubblicani hanno avuto grosse difficoltà a controllare i due rami del Parlamento. C’è voluto Reagan a cambiare le cose, ma i Democratici votano di più da sempre. La vera inversione di tendenza è iniziata con la defezione del Sud verso i Repubblicani con Nixon e si è cementata con le vittorie presidenziali di Ronnie. Adesso il Sud è saldamente Rosso (cioè Repubblicano) e questo sposta gli equilibri. Talvolta.

Queste elezioni stanno generando una profonda spaccatura nei partiti. Meno a destra che a sinistra, invero. I democratici sono divisi, nettamente, tra progressisti, perfino socialisti, e moderati. Ed i secondi non ci stanno a subire i deliri di Sanders, Warren e Ocasio Cortez in silenzio. Proprio ieri la McSkill, candidata in Montana, ha detto che sull’immigrazione sta con Trump e contro il suo partito. Il 74% dell’elettorato pensa che questo tema sarà vitale per la campagna. E più di un candidato Dem al Senato ha rotto con il “dentro tutti” dei progressisti. D’altronde alla sinistra, di fronte ad un’economia che cresce, una disoccupazione che cala ed una politica estera che, in campo commerciale, passa da successo a successo, non restano molti argomenti.

Allora perché insistere sui confini aperti? Negli ultimi 30 anni, peraltro, il tema ha costituito una svolta a 180 gradi per il partito. Lo stesso Obama, ad inizio mandato, era contrario ai clandestini. Perché? Perché rubavano il lavoro ai locali. In California esiste addirittura una festa dedicata a Cesar Chavez, sindacalista, che ha dedicato al vita a combattere i Messicani (come lui, del resto) che entravano abusivamente. Poi qualcosa si è rotto. Che cosa? I sondaggisti hanno fatto notare al partito che i ¾ dei nuovi arrivati votavano Democratico. Ovviamente dal giorno dopo è cambiata la musica.

A proposito di voto dei clandestini: in Usa può, letteralmente, votare chiunque. Le leggi variano da Stato a Stato, ma vi segnalo che in Georgia il governatore Kemp, candidato al Senato, si è preso del razzista dalla rivale, Abrams. Perché? Il maledetto cattivone, pretendeva che i dati anagrafici dei votanti fosse corretti. Sì, avete letto bene. In particolare dovevi fornire prova di essere un cittadino Georgiano per votare in Georgia. La cosa ha fatto impazzire i Democratici. Volevano che lo stato si fidasse sulla parola. Ah, per la cronaca, ci sono riusciti. Se non hai dimostrato di essere residente in tempo, hai una settimana, UNA SETTIMANA, per farlo DOPO. Se ci riesci il tuo voto sarà valido. Kemp è allucinato dalla cosa. Noi pure.

I Repubblicani sono più compatti, ma rischia di restare una questione di pura facciata. La battaglia per non subire un cappotto alla Camera passa per i quartieri residenziali. Dove, per la prima volta in 30 anni, rischiano di perdere. Male. Quello è il luogo dove trionfano i moderati. E dove Trump deve decidere cosa fare in vista del 2020. perché, se la media borghesia smette di votare col portafoglio e comincia a subire l’orrore del burino arricchito, le cose si complicano non poco. Ed obbligheranno il Presidente ad una seria riflessione. Di cui, per il bene del mondo libero, ci auguriamo sia capace.

Ultimo punto: tutto questo articolo si basa sui sondaggi della vigilia. Quelli che nel 2016 hanno fallito in maniera spettacolare. Quindi potrebbe darsi che la Camera resti Repubblicana. Se così avvenisse del Partito Democratico resterebbero solo cocci. Ci vediamo mercoledì mattina per la conta dei morti.

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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