Non basta il primo squillo di Higuain.

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Cagliari-Milan 1-1

La sosta resta una maledizione per il Milan, dopo le ultime 4 erano arrivate solo sconfitte e, in generale nell’ultimo decennio, dopo la prima sosta di settembre solo il Milan di Inzaghi riuscì a vincere questa partita, a Parma nel rocambolesco 4-5 con l’esordio rossonero di Bonaventura e il tacco di Menez che rasentò la follia.

Un super Cagliari in versione inglese annichilisce il Diavolo per 20 minuti. La squadra di Maran sembra arrivata dalla Premier League, intensità altissima e gioco semplice, grinta e voglia di imporsi, così i sardi stordiscono il Milan che sbaglia l’approccio alla gara e come ha detto Gattuso nel post partita non ci si può permettere 20 minuti così, rischiando di andare in svantaggio di due gol.
Per fortuna dei rossoneri Donnarumma viene bucato una sola volta, con più di qualche responsabilità sua a dirla tutta, poi ci pensa il palo a salvarlo su Barella.

Parentesi su Barella: la nazionale non può non puntare su un giocatore così. Un centrocampista totale. Nella scorsa stagione scrivemmo dell’interesse della vecchia dirigenza, ora c’è l’interesse anche della nuova con Leonardo e Maldini, questo è un ragazzo che è pronto a far spiccare il volo alla sua carriera in una big dopo l’esperienza nell’ottima piazza di Cagliari.
Il Milan si riassetta e prende le misure, il Cagliari sparirà dal campo con l’andare dei minuti ma nonostante le interessanti trame di gioco i rossoneri, per colpa delle scelte sbagliate nell’ultimo passaggio, faticano a creare delle vere palle gol, quelle che arrivano le cestina incredibilmente per due volte Bonaventura.
Cazziatone di Gattuso nello spogliatoio e il Milan nel secondo tempo è un’altra squadra, non concede più nulla al Cagliari, comanda la partita ma non riesce mai ad innescare Higuain. Cragno è miracoloso due volte su Suso e l’onnipresenza di Kessie in pressing regala all’istinto killer del Pipita la palla vagante per il pareggio. Il Cagliari si rintana nella propria area e respinge tutto. Finirà così.
Il Milan sarà anche la squadra che esprime il miglior calcio ma non è ancora diventata grande, perché una grande squadra non regala il primo tempo e se va sotto poi la ribalta una partita così.
Gattuso sta inseguendo un progetto tecnico difficile ma giusto, vuole fare un bel calcio fatto di attenzione, palleggio e diversità nelle soluzioni offensive, con una filosofia propositiva e riconoscibile. Serve tempo per raggiungere livello alto e risultati, il Milan dunque va giustamente aspettato ma nel frattempo è un peccato lasciare punti per strada, visto anche l’andamento zoppicante delle rivali al quarto posto.Analisi tattica.

4-3-3 per il Milan. 4-3-1-2 per il Cagliari.
I sardi partono a mille, intensità altissima e giocate semplici, riconquista aggressiva della palla e lancio su Pavoletti che consente l’inserimento di centrocampisti e seconda punta. Il Milan ci mette 20 minuti a prendere le misure, poi comincia a tessere gioco col giropalla ma la manovra è troppo ragionata, il Cagliari sa coprirsi e i rossoneri non si muovono abbastanza senza palla per aprire gli spazi.
Anche nel secondo tempo Higuain viene ad abbassarsi per farsi vedere ma viene spesso ignorato e i centrocampisti preferiscono allargare cercando l’ampiezza sfruttando il movimento in contro del Pipita.
Il pressing del Diavolo diventa ordinato ed efficace, non fa respirare il Cagliari e da questa situazione nasce il pareggio di Higuain.

Troppi i cross tentati dai rossoneri, con in campo Higuain bisogna cercare di più la palla centrale in verticale, anche rischiando l’errore, perché Higuain per essere letale ha bisogno di essere servito in quel modo e il Milan a Cagliari non l’ha praticamente mai fatto, a differenza della gara con la Roma. Biglia, Chalanoglu e Suso lo possono fare. Questo è un tema su cui Gattuso sa di dover lavorare.

Prossimi impegni.

Il Milan è atteso giovedì in Lussemburgo sul campo del Dudelange per l’esordio stagionale europeo, poi ci sono l’Atalanta a San Siro, le trasferte di Empoli e Sassuolo e il Chievo di nuovo in casa, con in mezzo L’Olympiakos a Milano in Europa League.
Questo è il miniciclo che precede il derby.
È un calendario sulla carta abbordabile, da non sottovalutare ma abbordabile, in cui il Milan deve puntare al bottino pieno.
Maldini dice che questa squadra ancora non conosce la propria forza ed è una questione di mentalità. È giusto, aggiungiamo che la mentalità si costruisce con le prestazioni ma viene raggiunta con le vittorie, il calendario in questo senso può dare una mano. Niente crea fiducia più di quanto facciano le vittorie ed è per questo che il Milan deve puntare a vincerle queste partite, per costruire quella mentalità vincente che serve a diventare grandi, ma anche per mettere fieno in cascina e presentarsi agli appuntamenti contro le dirette avversarie da una posizione importante in classifica.

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Andrea Mutti

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