Universitari in lista d’attesa per un alloggio dai pensionati, l’incontro tra due mondi

Tante richieste ma poca offerta: “Più di 600 le convivenze che hanno funzionato”. Le ragazze le più gettonate

Affitti sempre più cari e appartamenti sempre più difficili da trovare, anche in condivisione. Questo è uno degli ostacoli che si trovano ad affrontare molti studenti che hanno scelto gli atenei milanesi per i loro studi. Non stupisce quindi il grande successo ottenuto dall’iniziativa lanciata dall’associazione MeglioMilano, il cui slogan rivolto ai pensionati recita “Prendi in casa uno studente…e ringiovanisci di vent’anni”.  Fin’ora sono già 600 le convivenze che hanno funzionato, come racconta Simone Bianchin su Repubblica.

“Un pensionato e uno studente, due mondi in una convivenza. Pensionati autosufficienti che sono rimasti soli in casa, e universitari fuori sede. Insieme perché la presenza di un giovane tra le mura domestiche per gli anziani rappresenta una sicurezza, soprattutto evita di essere soli anche la notte. E per gli studenti ci sono prezzi più bassi e un ambiente meno spersonalizzato. Le richieste però superano l’offerta tanto che c’è una lunga lista d’attesa per gli studenti che aspirano ad accedere a questo tipo di convivenza. Una forma di solidarietà tra generazioni distanti che hanno esigenze diverse ma che possono essere compatibili. Molti ragazzi che si preparano a frequentare l’università si trovano a dover fare i conti con una grande città che non conoscono e soprattutto con i numeri (e quindi i costi) di questa metropoli. Vero che Milano accoglie tutti, ma a prezzi che si aggirano anche trai 500 e i 600 euro solo per una stanza. A loro punta a dare una risposta il progetto “Prendi in casa uno studente”, dell’associazione no profit MeglioMilano (www.meglio.milano.com): il numero si studenti che chiede di aderire, preferendo vivere con un pensionato o con una pensionata anziché condividere un appartamento con altri studenti, per essere più tranquilli per studiare, è in aumento, ma spesso la disponibilità di anziani non è così immediata.

Dal 2004 quando è partito il progetto — che è sostenuto dal Comune, da un contributo della fondazione Cariplo e dal supporto di Ubeeqo (il primo car sharing station based di Milano) — sono stati più di 6.752 gli studenti che hanno chiesto di partecipare, il 57 per cento ragazze e il 43 per cento ragazzi, la maggior parte italiani (il 19 per cento è straniero), età media 24 anni; e per lo più (29 per cento) studenti iscritti al Politecnico, seguiti da un 25 per cento della Statale, 10 per cento della Bicocca e 8 per cento della Bocconi. Rispetto a queste migliaia di richieste, gli anziani che hanno chiamato per offrirsi sono stati 1.296, con un’età media di 79 anni, il 76 per cento donne e il 14 per cento uomini. E sono state 630 le convivenze studente-anziano che sono andate in porto, di cui 30 nel 2017. Quella più frequente è la convivenza tra un’anziana e una ragazza, e in media i pensionati partecipano per tre anni: il 33 per cento delle convivenze viene rinnovato dopo il primo anno, negli altri casi lo studente ospite cambia. «Spesso sono stati i parenti, i figli di anziani rimasti in casa da soli a contattarci — spiega Monica Bergamasco, responsabile del progetto di MeglioMilano — ritenendo di avere un genitore che sarebbe stato ben disponibile ad accogliere in casa uno studente». Ora, vista la grandissima richiesta, «la sfida più grande per noi è raggiungere nuovi possibili ospitanti e allargare la partecipazione degli anziani. È indispensabile superare la barriera iniziale di diffidenza, far capire che i giovani che aderiscono sono seri e ben disposti e che MeglioMilano è presente in tutte le fasi della convivenza. È importante far comprendere che ospitare un giovane non è un impegno ma un’opportunità, che può portare stimolo, rassicurazione e aiuto». Uno studente che entra in casa di un pensionato deve portare un contributo che oscilla tra i 250 e i 280 euro a copertura delle utenze, quindi delle spese di casa che non comprendono il vitto. «Ci sono anziani soli in case grandi e che hanno una camera in più, partecipano non solo per avere una mano sulle spese ma per avere una presenza, un po’ di compagnia e un po’ di tranquillità, per sentirsi più rassicurati». Il requisito per i pensionati è che siano autonomi.”

 

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