«Non difende il Nord» Il paradosso di Sala che attacca la Lega ma la scambia col Pd

Milano

Milano 2 Giugno – Sosteneva Otto Von Bismarck che «non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia». Folgorante quanto illuminante aforisma sul meccanismo della politica. Tale da poter essere considerato una sorta di metronomo delle dichiarazioni dei leader e leaderini. Ecco non vorremo che il sindaco di Milano, Beppe Sala, si fosse improvvisamente adeguato al pensiero di Bismarck, noto politico tedesco dell’800 soprannominato il «Cancelliere di Ferro», dovendo far campagna elettorale per i comuni dell’hinterland milanese dove la sinistra rischia seriamente di dover ammainare le bandiere dai comuni che amministra. Sostenere, non senza un certo sprezzo del ridicolo, che tanto la Lega quanto il Movimento 5 Stelle non difendono più gli «interessi del Nord», è fare un torto alla realtà. Lo stesso Partito democratico, formazione di riferimento del sindaco pur non essendo un iscritto, da tempo ha iniziato a rincorrere la Lega sul terreno dell’Autonomia, della sicurezza come «bene rifugio» per le elezioni e sulla regolarizzazione dei clandestini presenti sul nostro territorio. Certo, i dem presentano agli elettori tutto ciò con una diversa declinazione, mettendo sul tavolo soluzione diverse per i vari argomenti. Che, comunque, non sono mai troppo lontani dai ragionamenti fatti dalla Lega. Semmai è legittimo registrare dei distinguo con le argomentazioni dei 5 Stelle. Semmai. Ma al netto dei giochi di parole sostenere che la Lega abbia perso di vista il Nord è francamente troppo. Tanto che il deputato del Carroccio e segretario della Lega Lombarda, Paolo Grimoldi, ricorda al primo cittadino i pesanti tagli fatti alla sanità della Lombardia, o al sistema delle infrastrutture, dai governi di centrosinistra. Per non dire delle migliaia di immigrati richiedenti inviati al Nord dagli esecutivi a guida Pd. La lista potrebbe arricchirsi di altri esempi, ma il risultato finale sarebbe sempre lo stesso. La sensazione, quindi, è che quella di Sala sia stata solo un’opera di prevenzione. Un modo per dire ai propri elettori «attenti al Lupo». Ovvero al governo che verrà. E, si sa, anche dopo la caccia si esagera…

Enrico Paoli (Libero)

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