L’abbraccio di due clochard e la bufera della politica attuale

Politica

Chagall li avrebbe dipinti su una nuvola rosa trainata da un angelo per circoscrivere lo spazio di un mondo esclusivo, in un certo modo privilegiato. Ma i due clochard abbracciati con la tenerezza di un amore che basta a se stesso, hanno scelto un angolo centralissimo di Milano, là dove la Galleria si apre alla meraviglia delle luci, del lusso, dell’eleganza. Sembrano assenti, chiusi nelle loro fantasie, un piattino a ricordare una condizione di povertà, un cagnolino ad osservare con curiosità i passanti. Un microcosmo attraversato da una dolcezza silenziosa, ma inevitabilmente anche una denuncia forte e chiara di ingiustizia sociale. Forse non sanno che una battaglia istituzionale sta scoppiando con una violenza di parole e di intenzioni che non ha precedenti. E le voci si rincorrono. E i sussurri maligni diventano grida e accuse. E l’ingerenza viscerale di una Germania sarcastica vuole toglierci la dignità. E le parole diventano macigni, insulti, con quel tarlo continuo della malafede, del detto, ma non è così, dell’insegnamento pedagogico del Commissario europeo “I mercati vi insegneranno a votare” di cui nessuno sentiva il bisogno, di quel porsi sempre o di qua o di là come se parlassimo di Coppi o Bartali. Mattarella o i leader populisti, di chi la ragione formale, di chi la ragione sostanziale. Con i giornali di sinistra che dopo l’invettiva dell’Annunziata a Salvini e Di Maio “Siete dei bugiardi” sposano la tesi di un’intenzione nascosta, quell’uscita dall’euro oggetto del contendere, ma di cui nessuno aveva prefigurato la realizzazione. Con le dichiarazioni di fuoco di Di Maio che richiama le piazze. Con i gesti inutili dei sindaci leghisti che oscurano la foto di Mattarella.

Che ne sanno i due clochard dei mercati, dello spread, di un’Europa che detta le sue regole, della contrapposizione destra-sinistra, della politica che si occupa e preoccupa delle banche, dell’IVA, della legge di stabilità ?

Un abbraccio è la loro ricchezza, perché non cambia niente e i nomi dei premier rappresentano solo un esercizio della memoria. No,  non cambia mai niente

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