Piano City, il piano invade Milano

Cultura e spettacolo

Milano 17 Maggio – Torna, da venerdì 18 a domenica 20 maggio, Piano City Milano, manifestazione che letteralmente invade la città con un format originale e in grado di pervadere tutto il tessuto metropolitano in nome della musica per pianoforte.

Centinaia di appuntamenti originali, con programmi speciali dedicati ai grandi compositori, Piano Lessons, maratone notturne. Tra i tanti nomi si segnalano quelli di Aziza MustafaZadeh, Sebastien Tellier, Vinicio Capossela, Andrea Rebaudengo, Emanuele Torquati, ma è impossibile riassumere un programma così vasto, (per cui vi rimandiamo al sito www.pianocitymilano.it).

Per saperne qualcosa di più abbiamo intervistato Ricciarda Belgiojoso, che insieme a Titti Santini cura la manifestazione.

Incomincerei dall’idea di Piano City Milano: portare la musica fuori dai luoghi abituali, fare aprire le porte alla città, ai suoi abitanti, nei confronti di un ospite così ingombrante ma in fondo generoso come il pianoforte. Cosa è evoluto in questi anni, come è cambiata la manifestazione?

«È la settima edizione e in sette anni il festival è molto cresciuto. Presentiamo 470 concerti gratuiti in tre giorni: l’intenzione è proprio tappezzare la città di pianoforti e portare la musica a tutti, dal centro alle periferie, persino fuori porta. È in effetti alquanto surreale farlo con il pianoforte: se si pensa solo ai trasporti e all’accordatura… Il festival si rinnova ogni anno perché accompagna le trasformazioni della città, con luoghi e programmi inediti di volta in volta. Quest’anno ad esempio siamo nella nuova sede di Emergency come a Casa Chiaravalle (il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata in Lombardia, che si apre alla città con noi) e alla Casa dell’accoglienza Enzo Jannacci, oltre che al Teatro Gerolamo e alla Fondazione Feltrinelli, e piazzale Ferrara, Corvetto e molte altre location. Altra novità di quest’anno il Piano Center Notturno, in Palazzina Liberty, per i concerti da mezzanotte all’alba».

 

Come costruisci il programma?

«Guardiamo con attenzione tutte le candidature (sono tantissime) e cerchiamo di selezionare un insieme equilibrato tra italiani e stranieri, grandi maestri e giovani talenti, dando spazio ai generi più variegati, classica, antica, jazz, pop, rock, musiche originali eccetera. Intanto studiamo i luoghi, cercando di dare a ogni programma la sede ideale e viceversa. Per articolare un programma così vasto penso a vari festival dentro al festival: la rassegna per due pianoforti, come quella dedicata a un autore, un’opera, una temperie musicale. E cerchiamo qualche evento spettacolare: quest’anno ad esempio il concerto a quattro pianoforti in via Padova, chiusa al traffico per l’occasione, o i quattro concerti in successione lungo via della Spiga, o ancora la performance con cinquanta Toy Piano guidata da Michael Nyman».

Il cartellone è ricchissimo e la filosofia è quella della diffusione, ma se dovessi segnalare cinque nomi da non perdere? Anche tra quelli meno famosi…

«Alcuni dei tanti progetti che difficilmente puoi trovare altrove:

– Nowhere con Marino Formenti: per la prima volta in Italia, suona per due settimane filate (nello stesso luogo suona, mangia e dorme).

– L’integrale delle sonate di Schubert: tutte le sonate, complete e frammenti, per nove ore di seguito, con ottimi pianisti (Ciammarughi, Ligoratti, Delucchi, Clementi, Hirèche, Libetta, Principe, De Palma, Nicotra).

– Vinicio Capossela perché presenta un progetto speciale per noi, in cui suona (senza cantare) e presenta i pianoforti della sua vita, mostrando come le canzoni siano nate a partire dalla voce di ciascuno strumento.

– Uno (qualunque) degli House Concert, per vivere l’aria con cui è nata Piano City Milano, con concerti in case private.

– Il concerto a Cascina Linterno, nel Parco delle Cave, all’ora in cui una miriade di lucciole affolla il parco».

Chi sogni di portare a Piano City e non sei ancora riuscita?

«Quest’anno doveva esserci Trifonov ma ahimé all’ultimo ha rinunciato. Abbiamo invitato Pollini padre e figlio per una Piano Lesson a due, ma niente. E avremmo voluto le sorelle Labèque, che purtroppo in maggio proprio non potevano, con loro avremmo voluto festeggiare Bernstein».

C’è qualche pianista che hai ascoltato di recente su disco e che ti ha colpito particolarmente?

«Chilly Gonzales, con cui abbiamo inaugurato la scorsa edizione, che ascolto spesso e da tempo, ma continua a colpirmi».

Cosa ti continua a stupire di Piano City?

«La partecipazione di tutta la città, pianisti, padroni di casa e pubblico, è commovente».

(Il Giornale della Musica)

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