Il quadrilatero dei clandestini: reportage

Milano

Milano 30 Aprile – “Quadrilatero dei clandestini” titola Il Giornale. Un quadrilatero che delimita uno dei tanti “pezzi di Milano: ciascuno con un colore, con una sua specificità. Una Milano irriconoscibile, sfuggita di mano, senza controlli. Scrive Michelangelo Bonessa “Via Padova, il piazzale della stazione Centrale, via Benedetto Marcello. In questa porzione di Milano il problema dell’immigrazione massiva degli ultimi anni è esploso. Il raid di AnassAbderahim e SaadOtmani, due marocchini di 29 e 30 anni sbarcati in Italia illegalmente nel 2017, ha scosso le paure della città. La Lega ha chiesto le dimissioni del prefetto Luciana Lamorgese, Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia ha puntato il dito contro il questore Marcello Cardona. Per le strade di quello che è stato definito il quadrilatero dell’immigrazione però, il morto e tre feriti causati dal raid dei due ragazzi, che hanno raccolto un bottino di appena 90 euro, è quasi normale. Samsul, il cameriere bengalese ucciso dai due per un telefonino, sapeva che la zona era pericolosa e non portava contanti con sé. Nei condomini, come raccontato dal Giornale, si assumono guardie private.«Questi qui sono stati più violenti degli altri commenta Aldo, 68 anni, in un bar di via Padova ma in questa zona non si sta mai tranquilli perché c’è sempre qualche rissa, un furto o un’aggressione». Durante la notte nera di Milano è morto anche un uomo di nazionalità rumena in seguito a una rissa all’altezza del civico 179 della stessa strada. Non c’è distinzione tra italiani e stranieri, anzi spesso le vittime della violenza sono proprio i secondi, segno di un’immigrazione che non è stata gestita né prima né dopo: «Qui devo dire che di aggressioni non ne ricordo, a parte una denuncia di stupro di una escort spiega Fabiana, abitante di via Gaffurio luogo dove una ragazza inglese è stata vittima di Anass e Otmani spesso infatti le liti sono fra di loro, il rischio maggiore è di trovarsi nel mezzo quando scoppia lo scontro: non molto tempo fa eravamo tutti alla finestra a guardare due che si affrontavano a colpi di bottiglie di vetro rotte». Degrado chiama degrado, soprattutto tra chi è disposto a tutto per pochi euro o chi vive di traffici illeciti: «Qui abbiamo avuto anche la prostituzione come problema racconta Fabiana io ci ho messo tre anni a cacciare quella sopra di me: l’appartamento era di un proprietario che sembrava facesse Airbnb, invece affittava alle prostitute».

Storie ordinarie in questa parte di città che rappresenta l’accesso da nord al centro di Milano: da via Padova, 4 chilometri di rettilineo dalle tangenziali a corso Buenos Aires, si entra in macchina. Dalla stazione Centrale, in treno. Lungo questi assi e intorno ad essi si sono sviluppate rapidamente realtà che alimentano la sensazione di una terra di disperati. Un luogo in cui si è sviluppata un’economia parallela ormai difficile da smantellare. In via Arquà, una traversa di via Padova, le vecchie attività artigiane hanno lasciato posto ai trans. Sale giochi con slot machine sono fiorite come funghi. Nel piazzale della stazione, nonostante la presenza di militari e rastrellamenti imponenti, si spaccia dal mattino alla sera. E sono solo alcuni casi. Ci sono vie intere, come Scarlatti, in cui gli italiani si sentono ormai come ospiti mal sopportati. Altre in cui hanno aperto locali e discoteche che si rivolgono a particolari etnie spesso causa di risse. Lo Stato prova a farsi sentire chiudendo questa o quella vetrina, o catturando rapidamente gli Anass e Otmani di turno, ma riaprono poco dopo o da un’altra parte. E spesso i delinquenti vengono rilasciati poco dopo l’arresto. “

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