Arturo Martini e il monumento per il Palazzo di Giustizia a Milano

Cultura e spettacolo

Milano 5 Marzo – Dal 7 marzo al 6 maggio, a villa Necchi Campiglio, “Arturo Martini e il monumento per il Palazzo di Giustizia a Milano”, un inedito percorso attorno alla monumentale opera Giustizia Corporativa, eseguita nel 1937 per il Palazzo di Giustizia.

Arturo Martini (Treviso 1889 – Milano 1947) ebbe una vita breve e tumultuosa, soffusa di un alone leggendario che ne privilegiò i lati animalescamente prensili e intuitivi mettendo in sordina l’aspetto più profondo della sua riflessione artistica, di intellettuale che sa andare oltre l’intellettualismo. Si forma a Monaco e a Parigi ma con un occhio alle pietre della sua terra, dando vita a un espressionismo personale in cui si fondono esperienze scultoree e grafiche dominate dal senso ritmico delle pause, dei pieni e dei vuoti, dello “scavo” e del graffio come segno pittorico.  Rimane inattivo fino al 1919, quando trova nel movimento “Valori Plastici” (1918-1924) l’occasione per iniziare a esprimere una costante brancusiana della sua poetica: l’idea del sasso come forma primordiale. Volumi geometrici semplici ed elementari nei quali s’imprime un “minimo” di intervento espressivo e poetico: la fessura di una bocca, il rotolo di un colletto, la palla d’un occhio. Dalla fine degli anni Venti si impone come il massimo scultore italiano, capace di ritrovare la pienezza vitale delle forme espressive classiche al di fuori di ogni accademia e forte di una costante passione e commozione umana. Negli anni Trenta ottiene, non senza contrasti dovuti al suo spirito antiretorico e controcorrente, un gran numero di commissioni pubbliche, nelle quali ha modo di far prevalere la nota umana e una dimensione mitica eroica sull’oratoria ufficiale del tema di regime. Gli ultimi anni sono segnati da una forte crisi di fiducia nella scultura come linguaggio espressivo (La scultura lingua morta). Ne avverte i limiti e cerca disperatamente di superarli affrancandosi dalle “regole” per seguire ritmi più musicali ed autonomi, nei quali riaffiora l’idea del sasso primordiale insieme all’idea della forma come materia che fluisce liberamente animata da un grembo materno. Dà vita ad alcuni dei massimi capolavori della scultura moderna: La donna che nuota sott’acqua 1941/42, Pegaso caduto 1943, Palinuro 1946.

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